The Jon Spencer Blues Explosion – Freedom Tower: No Wave Dance Party 2015 (Mom & Pop)

The Jon Spencer Blues Explosion - Freedom Tower No Wave Dance Party 2015

Quanto blues c’era dapprincipio nella Explosion di Jon Spencer, Judah Bauer e Russell Simins? Se si guarda agli spartiti – ammesso si possa pronunciare la parola “spartiti” riferendo del cacofonico caos dell’omonimo debutto datato ’92 e del di poco successivo “Crypt Style” (dischi messi insieme in realtà con materiali provenienti dalle medesime sedute di registrazione) – quasi nulla. Un po’ di quello spirito, ecco, in forma di propensione alla millanteria, in special modo di argomento sessuale. Quanta no wave in quello che per il trio è il decimo album in studio, al netto di un paio di collezioni di remix, nonché secondo dacché nel 2012 “Meat+Bone” interrompeva un prolungatissimo silenzio? Se possibile anche di meno, praticamente zero, siccome con buona pace del buon James Chance (qualcuno ricorderà: ospite nel 2004 in “Damage”) qui le eventuali dissonanze sono squisitamente punk e il funk un ballo, mica una nevrosi. Sul dance party ci siamo. È qui la festa e il rischio – elevato, trattandosi di una celebrazione di una New York che c’era, non c’è più e non tornerà – che fosse una festa mesta è subito scansato. Dice bene il recensore di “Pitchfork”, una tantum brillantissimo, quando osserva che sì, il brano inaugurale si chiama Funeral ma datemi solo una “f”, datemi una “u”, datemi una “n” e cosa otterrò? “Fun”, divertimento.

In vari frangenti è come se questo lavoro più che il seguito di “Meat+Bone” fosse quel “To The 5 Boroughs” parte seconda che, per il triste motivo che sappiamo, i Beastie Boys non potranno regalarci. Wax Dummy potrebbe idealmente giungere da lì, idem The Ballad Of Joe Buck (che ballata naturalmente non lo è manco un po’), ancora di più Tales Of Old New York: The Rock (che sa pure tanto ma tanto di Run-D.M.C.). Sono tre ottime ragioni per mettersi in casa “Freedom Tower” e ve ne fornisco subito altrettante: la già menzionata Funeral, che è James Brown che si esibisce al CBGB’s; una smaccatamente dollsiana, con tanto di battito di mani, Betty Vs. The NYPD; una stoogesiana e in bassissima fedeltà White Jesus. Di nuovo a proposito del Godfather Of Soul: in Do The Get Down collide con Rufus Thomas e in Crossroad Hop con Jimi Hendrix. E di punk rock: Dial Up Doll nel repertorio dei Dead Boys avrebbe fatto la sua porca figura. Siamo a nove e senza problemi avrei potuto citarle in positivo tutte e tredici le tracce che sfilano in trentacinque minuti scarsi: certamente non la prova migliore di sempre della Jon Spencer Blues Explosion (personalmente voto per “Now I Got Worry”, con qualche rimpianto per “Extra Width” e “Orange”) e però quella che forse meglio a oggi è riuscita a fotografarne in studio un sound particolarmente dirompente dal vivo e, da un dato punto in poi, in perfetto equilibrio fra energia, una stilosità istintiva, il senso della storia. Una volta di più e, nel nostro cuore, una volta per sempre: no sleep till Brooklyn.

Lascia un commento

Archiviato in recensioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...