Il 1974 di Carlos Santana

Santana - Borboletta

Anno fitto di uscite, per Carlos Santana, il 1974. In maggio vede la luce in Giappone il triplo live “Lotus”, in luglio viene pubblicato un “Greatest Hits” con brani dai primi tre LP e in settembre è la volta di “Illuminations”, discussa collaborazione del chitarrista con Alice Coltrane. E da lì a poche settimane, in ottobre, tocca all’album più atteso dagli appassionati, che in ogni caso non hanno dovuto attenderlo molto visto che “Welcome” non risale che a undici mesi prima. Critica tiepida con quello e anche il pubblico non è che si sia entusiasmato a giudicare da un piazzamento, un numero 25 nella classifica di “Billboard”, che è il più basso di sempre per un gruppo che con i quattro 33 giri precedenti aveva collezionato due numeri uno e vendite milionarie. Va meglio con “Borboletta”, sebbene i fasti (post-)woodstockiani restino distanti. Se il filone è quello occhieggiante a funk e fusion inaugurato da “Caravanserai” la verve non è la medesima, qualche inciampo c’è e tuttavia, oltre a una copertina stupenda, il disco consegna agli annali e a una biografia artistica da lì in poi definitivamente trascurabile una seconda facciata nel complesso spumeggiante. Pochi i cali di tensione (forse solo Here And Now, proprio al centro) e a riscattarli momenti di bella brillantezza nel continuum, ogni brano che fluisce nel successivo, che da una Practice What You Preach che parte sospesa per quindi farsi soul e infine impennarsi rabbiosa porta agli incantesimi tribali di una traccia omonima e conclusiva. Incastonato fra gli effetti da giungla di un’exotica Spring Manifestations e l’incalzante jazz elettrico di una Aspirations in cui, incredibile a dirsi per essere i Santana, non c’è la chitarra, il primo lato convince meno. Giusto con una contraddizione in termini di tambureggiare onirico chiamata Canto de los flores e con il latin funk Give And Take.

A persuadere dal principio alla fine e a dispetto di una seconda facciata sopra i venticinque minuti, con conseguenze che dovrebbero essere ovvie sulla dinamica e invece non si avvertono, è come suona questa ristampa Speakers Corner: eccelsa soprattutto per la capacità di mantenere netti i contorni in una tavolozza di lussureggiante policromia.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.363, maggio 2015.

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