In spiaggia con i Paragons (The Tide Is High)

The Paragons - On The Beach With

Questione di coincidenze oltre che di talenti smisurati: la storia non solo della musica giamaicana ma del pop tutto del Novecento sarebbe stata assai diversa senza un oscuro impiegato della Treasure Isle di Duke Reid che, un bel dì del 1966, sulla strada per gli studi di registrazione si imbatteva in John Holt, Garth “Tyrone” Evans e Howard Barrett che da quegli studi di registrazione, o per meglio dire dal cortile a essi prospicente, provenivano. Abbacchiatissimi, e a quest’uomo che nemmeno possiamo ringraziare citandolo per nome spiegavano il perché: avevano appena fallito un’audizione. Avevano cantato a uno dei due principali boss dell’industria discografica isolana un brano composto da Holt e che, convinti avesse un considerevole potenziale, stavano provando da mesi e non gli erano piaciuti. Scartati. Persuasi che i loro sogni di gloria, già coltivati per anni a dispetto di carte di identità verdissime, fossero andati definitivamente delusi. “Lasciate fare a me”, li rassicurava il nostro eroe facendo invertire loro la direzione di marcia. Di ritorno alla sede della Treasure Isle li ripresentava come nulla fosse al padrone di casa spiegandogli che quei ragazzi se ne erano andati dalla Studio One dopo una disputa con Coxsone Dodd. Al nome dell’odiato rivale Duke Reid drizzava subito le orecchie. “Be’, fatemi sentire qualcosa.” Gli ricantavano Happy Go Lucky Girl. “Fantastica! Dobbiamo inciderla subito!” Da lì a qualche settimana la canzone capeggiava le classifiche di vendita locali e per i Paragons era iniziata la seconda di innumerevoli vite. Per un esaltante anno e mezzo ben riassunto dal 33 giri d’esordio, una rarità in un tempo in cui da quelle parti uscivano quasi esclusivamente singoli, sarebbero stati – altra coincidenza per loro fortunata: la momentanea eclisse dei Wailers – il gruppo più popolare del paese. “On The Beach With The Paragons” è fresco di ripubblicazione da parte della Trojan, oltretutto in una versione ultraespansa che ne quintuplica (!!!) la scaletta originale, ed è un ritorno a dir poco benvenuto, viste le cifre insensate che venivano ormai richieste non solo per le copie d’epoca ma pure per una prima ristampa in digitale, francese e datata ’98. Terza e fondamentale concomitanza favorevole: climatico-musicale. Happy Go Lucky Girl fotografava plasticamente il passaggio dallo ska al rocksteady propiziato da un’estate spaventosamente calda persino per i Caraibi, con il ritmo più piano del secondo molto più apprezzato dai ballerini di quello frenetico del primo: non si sarebbe tornati indietro e presto sarebbe stato reggae. Una benedizione per un complesso a disagio con le scansioni veloci e nato per cantare il soul.

A posteriori i Paragons potrebbero essere detti un supergruppo, essendo passati dalle loro fila tre dei più grandi interpreti “in levare” di sempre. Mai però tutti in scena nel medesimo istante. A fondarli – con un’altra ragione sociale: Binders – erano nel ’63 degli appena adolescenti Keith Anderson, Garth Evans, Junior Menz e Leroy Stamp. Semplice quanto ambizioso il programma: diventare l’equivalente giamaicano dei Drifters. Zoppicanti a dispetto dell’entusiasmo e di impasti vocali da subito raffinatissimi i primi passi e Menz e Stamp lasciavano, il primo destinato alla fama con i Techniques, il secondo a una definitiva scomparsa dalla ribalta. A prenderne il posto erano John Holt e Howard Barrett e il cambio di personale era celebrato con un cambio di nome. Sciolti da tempo, i Paragons americani erano stati uno dei complessi di punta del doo wop e quelli giamaicani si proponevano di emularli, scegliendo nondimeno per il sospirato debutto discografico il successo dei maestri Drifters Follow Me. Si è fatto il 1965. Escono alcuni altri 45 giri per Studio One e se nessuno è un vero hit vendono comunque abbastanza da conquistare al quartetto una discreta popolarità. Non basta ad Anderson, che se ne va e, ribattezzatosi Bob Andy, mieterà successi in gran copia sia come autore che come cantante, da solo o in coppia con Marcia Griffiths. Scelta decisiva quella di non rimpiazzarlo. Ridotti a trio, Holt il solista, i Paragons assumeranno infine una loro inconfondibile identità e cominciando proprio con la carezzevole (insieme malinconica e solare, romantica e sexy) Happy Go Lucky Girl. La loro seconda canzone più famosa, essendo la terza On The Beach e la prima… be’, la prima la conoscete tutti ma proprio tutti, inclusi quelli che non avevano mai sentito nominare i Paragons e di reggae hanno due dischi in croce. Nel 1980 The Tide Is High sarà il brano che renderà enormi i Blondie e Deborah Harry una superstar. Datemi retta: la loro lettura poca e smorta cosa. Holt, Evans e Barrett apprezzeranno ad ogni buon conto i sontuosi diritti d’autore e gli ultimi due più del primo, che non ne avrebbe avuto bisogno. E già: perché John Holt, che vantava una carriera in proprio di un qualche fulgore già prima di unirsi ai Paragons, li salutava all’alba dei ’70 e a raccontarne anche per sommi capi una vicenda artistica disseminata di trionfi e giunta felicemente ai giorni nostri ci vorrebbe un’altra pagina.

Qui resta spazio abbastanza per raccomandare ancora a chiunque per il reggae nutra un minimo di interesse un doppio che a “On The Beach” aggiunge, fra una messe di recuperi da introvabili singoli, quel paio di album, “Riding High With” e “Return”, realizzati (settenali gli iati fra questa e quella uscita a 33 giri) da successive incarnazioni del complesso. Non adagiati sugli stilemi primevi e assolutamente all’altezza della gloriosa sigla.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.643, febbraio 2008.

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1 Commento

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Una risposta a “In spiaggia con i Paragons (The Tide Is High)

  1. DaDa

    Forse il miglior vocal group giamaicano dopo gli Heptones.

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