Cinque album per ricordare Dieter Moebius (16 gennaio 1944-20 luglio 2015)

Cluster - II

Cluster – II (Brain, 1972)

Ma che magnifici nomi da alchimisti medioevali, Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius! Con generalità simili, avrebbero mai potuto produrre musica banale? E difatti. I Kluster (all’inizio con la “k”) nascevano a Berlino nel novembre 1969 dall’incontro della coppia con Konrad Schnitzler, transfuga dai Tangerine Dream primevi di “Electronic Meditation”, e producevano nei due anni seguenti gli ostici e clandestini (minuscola l’etichetta licenziataria, Schwann Arms Studio) “Klopfzeichen” e “Osterei”, prima di perdere per strada Schnitzler, divenire Cluster e pubblicare per la Philips un omonimo album. La svolta, o per meglio dire l’infine perfetta definizione di uno stile per molti versi inaudito, arrivava però con la firma per la neonata Brain nel 1972. Per tale etichetta decisiva per il cosiddetto krautrock avrebbero pubblicato le loro prove maggiori, questo “II” subito e nel 1975 “Zuckerzeit”, separati dai due non meno magnifici 33 giri a nome Harmonia, frutto del sodalizio (ammiratissimo da Brian Eno) con il chitarrista dei Neu! Michael Rother. Dopo anni di incerta reperibilità (monopolio dei mercanti di rarità i vinili originali, si stentava anche a trovare le stampe digitali su Spalax), la Universal ha riedito (con altri otto articoli del catalogo Brain) tutti e quattro i titoli suddetti ed è occasione da non perdere per recuperare copie meglio suonanti o, per il neofita, per mettere le mani su pezzi decisamente importanti di storia dell’elettronica.

A trentatré anni oramai dalla prima uscita “II” conserva una modernità stupefacente: già vi si rintracciano Suicide e trance, ambient, techno-pop e techno. La musica colta incontrava quella pop e né questa né quella dopo i Cluster – e ovviamente i Kraftwerk – sarebbero più state le stesse.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.253, gennaio 2005.

Harmonia - Musik von

Harmonia – Musik von (Brain, 1974)

Sul principio del 1972 Bruno Wendel e Günther Körber lasciavano la Ohr e, portando seco un paio degli articoli artisticamente e commercialmente di maggior spicco della compagnia, ossia i Guru Guru e soprattutto Klaus Schulze (già con Tangerine Dream e Ash Ra Tempel), si accasavano presso il gruppo Metronome. Nome quantomai programmatico, Brain, l’etichetta da loro fondata sarebbe risultata fondamentale per le buone sorti del krautrock e più in generale del rock tedesco (non esattamente la stessa cosa benché spesso in quest’ambito si confondano le mele con le pere e si piglino lucciole per lanterne) della prima metà dei ’70. Marchio immediatamente di grande prestigio e più che discreto successo, e circonfuso a posteriori di un alone di mito, la Brain è stata fatta oggetto nelle ultime settimane di un’estesa campagna di ristampe da parte della Universal. Dodici i titoli rimessi in circolazione a oggi ed è evento sul quale varrà la pena di tornare approfonditamente in un futuro molto prossimo. Per intanto lo si segnala all’attenzione del lettore invitandolo a non attendere altre elucubrazioni per inglobare nei propri scaffali quantomeno l’album qui preso in esame.

“La più importante rock band di tutti i tempi”, disse una volta di loro un tal Brian Eno e, sicuro, un poco esagerava, ma mica tanto, sapete? Fatto è che gli Harmonia, estemporaneo supergruppo nato nel 1973 dall’unione di Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius, vale a dire i Cluster, con Michael Rother, ossia metà dei Neu!, ci hanno tramandato un’eredità tanto smilza (due soli LP di cui questo fu il primo; anche il successivo “Deluxe” è stato appena ripubblicato) quanto di eccezionale pregnanza. Finalmente di nuovo disponibile pure per chi non può o non vuole permettersi le tariffe dei mercanti di rarità, “Musik von” si rivela traslucida gemma di pop elettronico in grande anticipo sui tempi, versione maggiormente fruibile della Eternal Music di LaMonte Young come ebbe una volta a scrivere Julian Cope, melodicamente insidiosa, ritmicamente di impatto. Vendette però poco, mentre le cosmicherie a buon mercato di altri incontravano maggiormente il gusto delle masse.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.601, 23 novembre 2004.

Harmonia - Deluxe

Harmonia – Deluxe (Brain, 1975)

Ogni promessa è debito e, come promesso sull’ultimo “Classic Rock” settimanale, la ripubblicazione da parte della Universal di una dozzina di articoli del catalogo Brain, marchio fra i più mitizzati del rock tedesco dei primi ’70, avrà su queste pagine il risalto che merita, essendo evento da non liquidare con una notiziola o una recensione o due o tre. Accadrà fra un mese. Per intanto ci si può spendere ancora sugli Harmonia, il supergruppo cui nel 1973 davano vita Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius, vale a dire i Cluster, e un Michael Rother in libera uscita dai Neu!. Nel fulgido debutto “Musik von”, i tre elaboravano una versione più pop di certo minimalismo statunitense (LaMonte Young e dintorni). Divenuti di fatto (anche se non ufficialmente) quattro con l’inserimento di Mani Neumeier, batterista dei Guru Guru, nel successivo “Deluxe” introducevano anche parti vocali e si spostavano verso la forma-canzone, finendo per avvicinarsi molto ai Kraftwerk mediani e quasi coevi (siamo nel 1975) di “Autobahn”, apertamente omaggiati (e forse un po’ presi in giro) in Monza (Rauf und Runter). Anticipando, così facendo, il David Bowie berlinese: clamorosa in tal senso una traccia omonima che si potrebbe inserire nella seconda facciata di “Low” e nessuno noterebbe lo stacco. Disco magnifico dopo il quale degli Harmonia, purtroppo, non si sentirà più parlare.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.606, gennaio 2005.

Cluster & Eno - Cluster & Eno

Cluster & Eno – Cluster & Eno (Sky, 1977)

1969, Berlino: in sodalizio con quel Conrad Schnitzler che, fresco reduce dai primi Tangerine Dream, presto opterà per una carriera solistica tanto generosa di uscite quanto priva di rilevanza, Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius danno vita ai Kluster. Dopo un paio di esercizi di riscaldamento a 33 giri la “K” diventerà “C”, l’ispida e primitiva elettronica di quelle prime uscite smusserà qualche spigolo e si focalizzerà meglio e i due superstiti per un decennio non sbaglieranno una mossa. Notati al tempo assai meno degli altri complessi chiave del krautrock – Kraftwerk e Can, Faust e Neu! e Amon Düül II, Ash Ra Tempel e naturalmente gli stessi Tangerine Dream – in prospettiva i Cluster paiono come minimo altrettanto rilevanti e moderni. Non vale sospettare di scarsa obiettività, essendo costui un recente complice del sempre attivissimo Roedelius, il pianista e compositore Tim Story quando afferma che, come era successo qualche tempo prima ai Velvet Underground, i Nostri vendettero sì pochi album ma tutti quelli che li acquistarono si sentirono ispirati a mettersi a loro volta a suonare: non enuncia un’opinione, bensì un dato di fatto. Enorme risulta oggi l’influenza di un gruppo che anticipò ambient e downtempo, techno e techno-pop e insomma ogni elettronica al bivio fra il colto e il consumistico.

Antesignano anche nell’apprezzamento dei Cluster, Brian Eno avviava con costoro nel 1977 una collaborazione di cui questo omonimo album appena ristampato fu il primo capitolo. È invecchiato bene, benissimo, suona fresco oltre che ispirato, nel raga di One come nel dub di Die Bunge, che echeggi Satie in Wehrmut o ipnotizzi con il minimalismo di Ho Renomo.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.263, dicembre 2005.

Eno Moebius Roedelius Plank – Begegnungen

Eno/Moebius/Roedelius/Plank – Begegnungen (Sky, 1984; antologia)

“Fra Est e Ovest, i Cluster immaginarono un intero nuovo mondo”, disse una volta Brian Eno che con il duo berlinese formato da Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius non si limitò a istituire una società di mutua ammirazione ma avviò, dal 1977 e da un formidabile “Cluster & Eno” la cui fresca ristampa è stata esaminata su queste pagine un paio di numeri fa, una fattiva collaborazione. Creando musica, scrive Stephen Iliffe nelle belle note che accompagnano la riedizione su Water di questa raccolta, “allora così bizzarra che nessuno sapeva darle un nome”. Lo annota riguardo a una pulsante e liquida Dem Wanderer (da “Sowiesoso”, dei soli Cluster, del 1976 e prodotto dall’immancabile Conny Plank) che anticipa un mucchio di elettronica e post-rock in maniera inaudita per il tempo, ma vale per qualunque di questi sette “Begegnungen”, “incontri”. Che dire dei toni bucolici transumanti verso il cosmico (dal misconosciuto ma totale oggetto di culto “Rastakraut Pasta”, di Moebius & Plank e dell’81) di Two Oldtimers? O della vera e propria proto-techno (ma con un cuore umano, quanto umano…) di Nervös e di Pitch Control? “La musica dei Cluster è inclassificabile, senza tempo, un genere a sé oltre ai generi”: parole di Roedelius, queste, e non è un imbrodarsi.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.619, febbraio 2006.

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7 commenti

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7 risposte a “Cinque album per ricordare Dieter Moebius (16 gennaio 1944-20 luglio 2015)

  1. DaDa

    Gruppo seminale come pochi. Il loro amico Brian Eno ha attinto sviluppato diverse delle loro idee, per non parlare di alcuni filoni della New Wave o del Bowie berlinese.

  2. SanAvio

    Venerato, esistono libri che parlano di krautrock ? Quello di Julian Cope è praticamente introvabile. Purtroppo per colpa tua sono diventato dipendente da Can Neu! ecc.

    • Giancarlo Turra

      Molto bello è “Future Days: Krautrock and the Building of Modern Germany” di David Stubbs.

    • Il già citato da Giancarlo “Future Days” è IL libro sul krautrock. Di taglio enciclopedico e dunque assolutamente diversi ma ben fatti sono “Krautrock – Cosmic Rock And Its Legacy” (autori vari, Black Dog Publishing) e “Cosmic Dreams At Play” (Dag Erik Asbjornsen, Borderline Productions).

  3. SanAvio

    Grazie a tutti

    • DaDa

      Su The Prog Side of The Moon di Cesare Ricci ( Giunti), c’è un capitolo dedicato al Kraut. Ottimo libro tra l’altro, anche dal punto di vista grafico.

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