Giant Sand – Heartbreak Pass (New West)

Giant Sand - Heartbreak Pass

Ma l’ha mai fatto un disco brutto Howe Gelb? Se devo essere onesto non potrei escluderlo al 100%, giacché tutti tutti non li ho ascoltati e abbiate pazienza ma questo dovrebbe essere il ventisettesimo o ventottesimo album dei Giant Sand e all’elenco vanno poi aggiunti quei più o meno venti usciti con la sua identità anagrafica, i quattro come Band Of Blacky Ranchette e l’unico a nome OP8. E la vita non è abbastanza lunga (sfortunatamente) da permetterti di ascoltarli tutti tutti i dischi di questo ormai quasi sessantenne signore dall’aria ingannevolmente mefistofelica. Quel che è certo è che in uno brutto non mi sono mai imbattuto. Così come è certo anche l’ovvio, ossia che a pubblicare meno costui avrebbe potuto pubblicare meglio, giacché non si segnalano nel folto catalogo indiscutibili capolavori, per quanto gli articoli belli belli abbondino e anche nei più raffazzonati qualcosa di splendido splendente ci sia. Ma pure questo, e infine ci sono arrivato, è sicuro: che “Hearbreak Pass” per i Giand Sand non è un album qualunque, l’ennesima manciata di titoli da aggiungere a un repertorio sterminato. È che è il disco con il quale la sigla celebra il trentennale e per la ricorrenza si sono scomodati in tanti: Steve Shelley dei Sonic Youth, l’ex-Grandaddy Jason Lytle, Grant-Lee Phillips, Ilse DeLange, Maggie Björklund, i “nostri” Vinicio Capossela e Sacri Cuori. È che è un disco al quale Gelb ha evidentemente dedicato qualche attenzione più del solito, verve inesausta, scrittura sopra la norma.

Tanto che si potrebbe consigliare al neofita come ingresso in un mondo nel quale gradualmente il concetto di Americana si è allargato a tal punto da coprire dal country alla lounge passando per il blues e il rock’n’roll, il folk, la psichedelia, i Velvet, il tex-mex, il jazz.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.364, giugno 2015.

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1 Commento

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Una risposta a “Giant Sand – Heartbreak Pass (New West)

  1. Francesco

    La mancanza di messa a fuoco è una caratteristica di HG, ma a mio parere negli anni è migliorato. Ricordo gli esordi negli anni 80, ma i dischi di ora sono di caratura superiore e quello precedente, Tucson a nome Giant Giant Sand tanto per confondere le acque, secondo me è addirittura superiore a questo ottimo HP. Anche Chore of enchantment è un’altro gran disco. I riscontri commerciali sono sempre stati pochi per il buon HG (i Calexico al confronto sono i rolling stones) ma tant’è, se il mondo fosse un posto buono pulito e giusto i primi in classifica sarebbero oggi i dream syndicate e HG vivrebbe di royalties.

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