Peter Guralnick e gli anni d’oro della musica soul

Peter Guralnick - Soul Music

Tanto vale cominciare con un’affermazione forte: nel vasto ambito del pop, Peter Guralnick è uno dei pochi al mondo a dare lustro sul serio alla professione del critico musicale. E nondimeno dirlo soltanto un valido critico vuol dire limitarlo assai: è in realtà lo storico che, riferendo delle sue musiche – il blues in Feel Like Going Home; il rockabilly e il country in Lost Highway; qui il soul – ha saputo raccontare l’America del XX secolo come a non molti altri è riuscito. È il biografo pignolissimo che ha dedicato undici anni della sua vita a raccogliere materiali sulla vicenda triste e gloriosa di Elvis e poi a metterla per iscritto con tale capacità affabulatoria che le oltre milleduecento pagine che ne sono risultate si leggono come il più appassionante dei romanzi. Così Searching For Robert Johnson, che approfittando della materia mitologica che investiga si fa epopea nel senso più autentico del termine. E, en passant, un romanzo vero e proprio (naturalmente inedito dalle nostre parti) l’ha pure scritto e pubblicato con successo, quel Nighthawk Blues che fa fantasticare sin dal titolo.

Volendo tuttavia limitare a un unico lavoro il suo contributo alla storia della cultura popolare è Soul Music, che usciva in Italia nel 1987 in una traduzione un po’ zoppicante per Arcana e da allora è più o meno sempre rimasto in catalogo, l’eletto. Tanti altri volumi gli sono da allora andati dietro e taluni anche notevoli (basti pensare al Craig Werner di A Change Is Gonna Come), ma per coerenza del disegno, ricchezza documentaria e sguardo d’assieme il libro di Guralnick resta a oggi insuperato e un modello con cui è inevitabile fare i conti. Nessuno meglio di lui ha spiegato “che cos’è la musica soul”, il suo sgorgare dal sogno di libertà del Sud, il legame in essa indiscutibile e indissolubile fra tecnica e sentimento, il suo continuo premere sui confini “di melodia e di convenzione” che si era imposta da sé, la sua derivazione dal gospel e la sovrapposizione dapprima negata con il rhythm’n’blues. Da Norman Mailer a Ray Charles e non sono che le quindici pagine dell’illuminante introduzione. Nelle oltre trecento che seguono vicenda si intreccia a vicenda senza che mai la linearità del narrare vada persa. Ci sono tutti: gli artisti che videro un brano dopo l’altro entrare in classifica e quelli che non conobbero che momenti di gloria passeggera, i turnisti di cui al tempo pochi conoscevano i nomi, e che in grandezza rivaleggiavano nondimeno con i cantanti che accompagnavano, e i produttori, i discografici, gli impresari. Mentre intorno l’America perde un’innocenza mai avuta senza rinunciare alle sue utopie. Imprescindibile. (Arcana, pp.354)

Pubblicato per la prima volta su “Extra”, n.5, primavera 2002.

2 commenti

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2 risposte a “Peter Guralnick e gli anni d’oro della musica soul

  1. Rusty

    Di quella collana comprai Scritto nell’Anima di Bill Flanagan. Lo leggevo da studente fuori sede e come segnalibro usavo una cartolina di Belinda Carlisle (!). Accipicchia VMO, che ricordi mi tiri fuori.

  2. umile discepolo

    Possibile che nessuno, ma proprio nessuno, abbia deciso di tradurre in Italia la biografia che Guralnick ha scritto su Sam Cooke?
    Maestro, tu l’hai letta? Com’è?

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