Chelsea Wolfe – Abyss (Sargent House)

Chelsea Wolfe - Abyss

Avete presente lo stereotipo della cantautrice voce e chitarra acustica e canzoni preferibilmente d’amore tendenti al malinconico ma non troppo? Con una punta o più di sdolcinatezza? Con la californiana Chelsea Wolfe sarà il caso che lo accantoniate subito. Non vale nemmeno per quel “Unknown Rooms: A Collection Of Acoustic Songs” che tre anni or sono almeno sulla carta poteva far pensare, unico nella sua discografia, a un venire a patti con il mainstream. Non era in realtà banale nemmeno quello, né per gli argomenti – stiamo parlando di una per cui “cuore” fa rima con “terrore” più che con “amore”, se capite cosa intendo – né per arrangiamenti di grande raffinatezza. Se non la conoscete preparatevi insomma a farvi stupire, ma con un’avvertenza: non è una tazza di thè che può piacere a tutti. Né è sempre lo stesso thè. Sempre piuttosto… forte, in ogni caso.

Figlia d’arte – il padre un cantante country e prestissimo Chelsea alle bambole preferiva per i suoi giochi lo studiolo di registrazione installato in casa – la ragazza cresceva, oltre che a folk, a indie rock e metal del più cupo e sotterraneo, immaginario gotico dominante e fra le influenze i film di Bergman determinanti probabilmente più di un qualunque gruppo o album. E tutto questo in “Abyss” – provvede subito a stabilirne il tono la litania fosca su percussioni sferraglianti di Carrion Flowers – si coglie come non mai (il precedente “Pain Is Beauty” introduceva più di un tocco di elettronica). Lo ribadisce Iron Moon, che sarebbe il singolo (!): attacco superheavy, passo lento, un improvviso rarefarsi e poi la ripartenza, bradipica. E fino alla fine mai un raggio di sole. Provate a immaginarvi una Björk o una PJ Harvey influenzate dal doom e accasate alla 4AD. Lo hanno chiamato drone-metal-art-folk e ci sta.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.366. agosto 2015.

2 commenti

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2 risposte a “Chelsea Wolfe – Abyss (Sargent House)

  1. Edoardo

    “Provate a immaginarvi una Björk o una PJ Harvey influenzate dal doom e accasate alla 4AD” … Ehm, chiedo venia per il passaggio “trasversale”, ma, personalmente, non riesco a capire se tali accostamenti debbano risultare positivamente epifanici oppure no… Ciò detto, sì, magari a qualche amante dei clichè cantautorali femminili anni ’70, con spolveratina ’80, ciò può far piacere… Il succo, da ben satollo dei “Noughties”, dovrebbe essere: soliti ingredienti già precotti, sbrodolati con tempi di cottura poco indicati, ma, guarda caso, efficaci?!

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