Il blues psichedelico di Paul Butterfield e della sua banda

Paul Butterfiled Blues Band

Una giornataccia per Paul Butterfield e compagni il 25 luglio 1965, una delle date che hanno cambiato la storia della musica popolare del Novecento. Presentatisi alla ribalta del “Newport Folk Festival”, i ragazzi venivano sonoramente fischiati dal pubblico purista per via di un sound marcatamente elettrico. Nulla tuttavia in confronto al diluvio di improperi che poco dopo sommergeva quanti fra loro (tre su cinque) riaffrontavano il palcoscenico accompagnando l’eretico Bob Dylan. Ma ciò che non uccide fortifica, giusto? La band del Butterfield, compagine bicolore chicagoana di blues urbano con dentro un paio di transfughi dal gruppo di Howlin’ Wolf, era gia sopravvissuta a una grossa delusione l’anno prima, quando la Elektra aveva accantonato un intero album già registrato. L’omonimo esordio, messo su nastro poco dopo il fiasco newportiano, era dunque in realtà il secondo 33 giri inciso dai Nostri (il primo vedrà la luce soltanto nel 1995, su Rhino).

È un disco solido, che si inserisce con grinta e sentimento nel solco della tradizione tracciata dai Muddy Waters, dai Willie Dixon, dai James Cotton, con la voce e l’indiavolata armonica del leader a svettare sui duetti/duelli dei chitarristi Mike Bloomfield ed Elvin Bishop, sul pimpante organo di Mark Naftalin, su una sezione ritmica – Jerome Arnold al basso e Sam Lay alla batteria – di elastica possenza. In prevalenza di cover il campionario esposto, con convincenti versioni di classici come Shake Your Money Maker, I Got My Mojo Working, Mellow Down Easy. Ben altra musica, in tutti i sensi, sciorina però il successivo “East-West”. È passato solo un anno ma il gruppo è cresciuto e cambiato, la sua interpretazione del blues si è fatta più personale inglobando anche suoni di New Orleans e soprattutto, in una straordinaria traccia omonima di 13’10”, elementi jazz e indiani. Capolavoro già tutto oltre il già sentito, già dentro la psichedelia.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.365, luglio 2015.

1 Commento

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Una risposta a “Il blues psichedelico di Paul Butterfield e della sua banda

  1. Spirit of Randy

    Maestro, era forse l’occasione per aggiungere due righe sulla bontà del “lost record” !

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