Sottovalutati? I Queen di “A Night At The Opera”

Queen - A Night At The Opera

Qualunque giudizio si dia della musica – o meglio sarebbe dire “delle musiche”, a meno di non volere ricondurre tutto sotto l’onnicomprensivo mantello del pop – dei Queen, è un fatto che per il gruppo del fu Freddie Mercury “A Night At The Opera” rappresentò il passaggio da una popolarità già diffusa (il precedente “Sheer Heart Attack” era arrivato al numero due in Gran Bretagna e aveva sfiorato i Top 10 USA) al superstardom. Qualunque giudizio si dia di “A Night At The Opera”, in ogni caso nel comune sentire il lavoro più riuscito e/o più significativo dei Queen, è un fatto che è affascinante assistere alla ricostruzione del processo creativo che lo ebbe come esito. Parlano (e suonano) due dei tre superstiti, il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor (del cantante sono state recuperate vecchie interviste). Parla il produttore Roy Thomas Baker. Parlano altri musicisti, discografici, giornalisti, il tutto inframmezzato da immagini e filmati d’epoca, e apprendere di trucchi e intuizioni e retroscena è quantomai illuminante. Interessante persino per chi – e mi ci metto – per la banda Mercury non ha mai nutrito – eufemismo – molta considerazione. E questo è il primo DVD.

Il secondo offre l’album nella sua intierezza e nella scaletta originale con video (due già esistenti, i restanti appositamente realizzati) per tutti e dodici i brani. Personalmente, è stata un’occasione per rivalutarne diversi, addirittura quasi tutti e più degli altri il folk da qualche parte fra Dylan e suggestioni di Medio Evo di ’39, lo squisito vaudeville kinksiano fin dal titolo di Lazy On A Sunday Afternoon e il minaccioso hard a tempo di valzer di Death On Two Legs. E poi c’è Bohemian Rhapsody, naturalmente: ilare, teatralissima, mostruosa e insomma, a modo suo, geniale.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.269, giugno 2006. Freddie Mercury avrebbe compiuto oggi settant’anni.

2 commenti

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2 risposte a “Sottovalutati? I Queen di “A Night At The Opera”

  1. Gian Luigi Bona

    Non sono di quelli che disprezzano completamente i Queen, devo ammettere che mi piace molto “Sheer Heart Attack” e abbastanza “A Night At the Opera”. Quello che è venuto dopo secondo me era troppo ridondante ed eccessivo ma forse proprio per questo divertente. Dopo “The Game” secondo me c’è stato un crollo verticale senza appello, a mio parere ovviamente.

  2. Anonimo

    Death on two legs però non è un valzer, è un tango (4/4, non 3/4)

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