Frank Ocean – Blonde (Boys Don’t Cry)

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L’unico artista al mondo che abbia collaborato sia con Justin Bieber che con Mick Jones? Eccolo, Christopher Edwin Breaux, universalmente noto come Frank Ocean e universalmente non per modo di dire, visto che l’album prima – “Channel Orange”, debutto “vero” dopo un già acclamato mixtape – esordiva nel 2012 al numero due nella classifica USA, veniva proclamato “disco dell’anno” nell’“HMV Poll Of Polls” e riceveva sei candidature ai Grammy. Questo si è piazzato subito primo, non solo negli Stati Uniti ma anche in Gran Bretagna e in una sfilza di altri paesi che non sto a elencare, collezionando in contemporanea le recensioni più ditirambiche del 2016, con tanto di approfondite analisi musicali e testuali. Tutti in piedi ad applaudire, vecchi arnesi della stampa rock così come giovani influenzatori del Web, e mi piacerebbe tanto unirmi al coro. Se non altro perché umanamente nutro una stima e una simpatia enormi per chi ha osato – provenendo sostanzialmente da un ambito, l’hip hop, non proprio progressista in materia – dichiarare che la prima persona di cui si innamorò fu un uomo. Mi piacerebbe, ma ho un grosso problema con Frank Ocean, che è poi un problema con larga parte del pop e della black odierni e non solo (vedasi recensione di Bon Iver): ed è un problema con quell’infernale audio processore chiamato auto-tune, (ab)usato per deformare la voce. Qui è ovunque.

Mi risulta allora impossibile apprezzare il tanto di buono che pure ci sarebbe in una forma invero sperimentale e modernissima di R&B, dilatata e sognante (si potrebbe dire psichedelica), disegno di tessiture raffinatissime sotto l’apparente svagatezza. Provo per un attimo a immaginarmi cosa sarebbe stato, per dire, uno “What’s Goin’ On” con la voce costantemente filtrata e mi pigliano conati. Di vomito e d’ira.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.381, novembre 2016. Il numero di battute contingentato non mi ha dato modo di scrivere un altro paio di cose che penso riguardo a quest’album e sul perché trovarmi alle prese con l’esperienza complessiva “Blonde” abbia suscitato in me un’irritazione con pochi precedenti in un’ultratrentennale carriera di recensore. La prima (affrontata da Federico Guglielmi nell’editoriale del numero in questione): non se ne può già più di dischi “virtuali” come questo, pubblicati all’inizio solo sul Web, magari in esclusiva su questa o quella piattaforma, e soltanto in un secondo momento resi disponibili in poche (e costosissime) copie fisiche. La seconda: ci dev’essere qualcosa di profondamente sbagliato se si finisce per parlare quasi più di come viene distribuito un album che dell’album stesso. Ne aggiungo una terza, dai: non ci si dovrebbe trovare costretti ad ascoltare la musica in mp3.

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6 commenti

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6 risposte a “Frank Ocean – Blonde (Boys Don’t Cry)

  1. sonicfeli

    Guarda, Eddy, mi togli le parole di bocca. All’autotune ormai ci ho fatto il callo, ma non sopporto di dover pagare 10 euro per un mp3. Infatti non ho comprato quest’ultima opera di Ocean, pur essendo molto interessato al riguardo.

  2. L’auto-tune è il principale responsabile del perché la musica da classifica è terrificante da almeno una decina d’anni.

  3. Eddy, che te ne fai della copia fisica? Il formato virtuale toglie il superficiale e pone l’indispensabile in primo piano: la musica!!! Il resto è fuffa.

  4. Gabriele

    Boh. Mi sto ascoltando il disco su Spotify, forse per la prima volta con un po’ di calma da quando è uscito. Lasciando smaltire il giramento di maroni del non potere comprare questo disco in formato fisico (tipica lamentela da anziano, ma c’ho 53 anni, quasi 54, che ci posso fare) ed il tam tam mediatico che me lo fece stare abbastanza sul cazzo all’uscita, devo ribadire che è un gran disco. Magari a tratti un po’ una maletta, ma un gran disco.
    E poi non sento tutta questa presenza soffocante dell’autotune, quella mi sembra un po’ una scusa per farselo piacere di meno e ridimensionarlo, dai.
    Eddy, una domanda, perché non l’ho mica capito: ma a te Channel Orange era piaciuto?

    Un saluto
    Gabriele

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