I migliori album del 2016 (9): Car Seat Headrest – Teens Of Denial (Matador)

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Se John Peel fosse ancora fra noi adorerebbe, ne sono sicuro, i Car Seat Headrest. Perché se si vuole negare l’innegabile, ossia che il rock non sia più (da un bel pezzo, eh?) una musica per giovani, il ventiquattrenne Will Toledo (da Leesburg, Virginia) ti offre dei begli appigli cui aggrapparti. Perché nel 2016 sono usciti un sacco di album notevoli, ma il rock quasi manca dalla mappa e nello specifico manca quell’indie rock – emotivamente plausibile, fruibile ma spigoloso a sufficienza da scansare il classicismo e tener desta l’attenzione – che ha segnato i due decenni a cavallo dell’ingresso nel secolo nuovo: se “Teens Of Denial” sembra per molti versi appartenere a quegli anni carta d’identità dell’artefice, argomenti e intensità tengono lontano qualunque sospetto di revival. E poi l’esercizio calligrafico proprio non appartiene a un talento in tumultuoso sboccio, pieno di estri e sempre disposto all’azzardo. A John Peel piacerebbe, sì. Fosse ancora fra noi, avrebbe sponsorizzato appassionatamente i Car Seat Headrest. Però la canzone che lo avrebbe fatto sul serio impazzire si stacca prepotentemente, inaugurandolo, dal resto del programma di questo disco: per concisione, quattro minuti, ma più che altro per il suo consegnarsi senza ritegno a un ritornello cantato e da cantare a squarciagola. Fill In The Blank è una nuova Teenage Kicks e giuro che non esagero. Dell’inno degli Undertones ha la stessa immediatezza e soprattutto il medesimo sentore – eterno – di adolescenza in cerca di vie di fuga. Da lì la capacità di parlare per sempre a cuori rimasti ragazzini. John Peel si sarebbe commosso. Mi piace pensare che la prima volta l’avrebbe suonata due volte di seguito. “It doesn’t get much better than this”, avrebbe spiegato.

Nemmeno “Teens Of Denial” migliora, nei ben sessantasei minuti rimanenti. Resta però straordinario, piazzando altri tre pezzi – Destroyed By Hippie Powers, molto Pixies; la collisione fra Breeders e Smashing Pumpkins 1937 State Park; i Feelies girati power-pop di Unforgiving Girl (She’s Not An) – di micidiale incisività e per la più parte del resto trovando un ideale, mercuriale compromesso fra la tendenza alla frammentazione dei primi Pavement e la tensione verso l’epica psichedelica di certi Yo La Tengo. Lou Reed è vivo e lotta insieme a noi in (Joe Gets Kicked Out Of School For Using) Drugs With Friends (But Says This Isn’t A Problem) e negli 11’30” di The Ballad Of The Costa Concordia e che posso aggiungere? Dopo qualcosa come undici album pubblicati in proprio fra il 2010 e il 2014 su Bandcamp e un dodicesimo, il debutto su Matador datato 2015 “Teens Of Style”, che ne antologizzava i momenti migliori, Will Toledo si offre nell’esordio “vero” con le stigmate del campione. Mi piace pensare che abbia ancora margini di crescita.

1 Commento

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Una risposta a “I migliori album del 2016 (9): Car Seat Headrest – Teens Of Denial (Matador)

  1. Anonimo

    Miglior disco indie del 2016. Mi pareva strano che ti fosse sfuggito.

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