La rivoluzione d(e)i Van Halen

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È una frase citatissima e pazienza se pare sia apocrifa: del primo LP dei Velvet Undeground Brian Eno (sembra che) disse che lo comprarono in poche migliaia ma ciascuno degli acquirenti in seguito formò una band. Un’esagerazione, chiaro, una figura retorica, ma con un fondo di verità. Si potrebbe affermare lo stesso – che ciascuno di quelli che lo acquistarono ha poi dato vita a un gruppo (o come minimo preso qualche lezione di chitarra) – dell’esordio dei Van Halen. Con la non piccola differenza che dal 1978 al 2002 (data in cui, per ragioni troppo lunghe a spiegarsi qui, il conteggio ha smesso di venire aggiornato) questo disco ora rimasterizzato senza brani aggiunti ha totalizzato nei soli Stati Uniti vendite per oltre dieci milioni di copie. Non male per un lavoro che all’uscita arrestò la sua ascesa nelle classifiche di “Billboard” al numero 19 (comunque non male per un debutto) e collezionò stroncature che a rileggerle (firmava la più cattiva Robert Christgau e chissà se se ne è pentito) non ci si crede. Quando a chi aveva orecchie per intendere sarebbe dovuto sembrare lampante da subito che questi trentacinque minuti, questi undici brani nove dei quali autografi (le cover una roboante You Really Got Me dei Kinks e il rock’n’roll Ice Cream Man) segnavano uno spartiacque nella storia del rock “pesante”, marcando la cesura fra l’hard che era stato e l’heavy metal che sarà.

Trentasette anni dopo l’album permane sbarazzino e potentissimo, fresco e travolgente come nel ricordo. Imbevuto dello spirito del tempo (lo testimonia nel titolo più che nello spartito Atomic Punk) ma capace di trascenderlo. I centodue secondi di chitarra in assolo di Eddie Van Halen in Eruption rendono tristemente superflui e patetici tutti gli eroi di cartapesta della sei corde che da allora provano a fargli il verso.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.364, giugno 2015. Il fu enfant prodige Eddie Van Halen compie oggi sessantadue anni. In tempi abbastanza recenti si è scoperto che all’epoca, forse per parere ancora più prodigioso, dalla carta di identità se n’era tolti un paio.

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2 commenti

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2 risposte a “La rivoluzione d(e)i Van Halen

  1. Pingback: Van Halen – Ice Cream Man – weeko

  2. antonio

    Mai entusiasmato per i Van Halen. Oddio vabbè, Jump è divertente e questo primo album I’m the one mi piace (nei limiti di quella roba). Però in generale davvero non sono roba per me. Soprattutto non ho mai capito il mito di Eruption, non tanto perchè gratuita esibizione di tecnica (cosa che comunque è) ma proprio perchè la trovo irrimediabilmente brutta, una sequela di note a caso che però ehi guardatemi faccio il tapping.
    Il nascita di una nazione della chitarra riccardona col tapping al posto del ku klux klan.

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