Il prog molto punk dei Rush

Nel 1980 e con l’album prima di questo, “Permanent Waves”, i Rush aggiornavano parzialmente il loro sound alla new wave montante, asciugando certi eccessi prog, concedendosi persino qualche spiazzante ritmica in levare. Soprattutto, aggiornavano precedenti record di vendite che nondimeno i lavori successivi letteralmente stracceranno, con stupefacenti apici in piena era grunge/crossover. Una volta di più in controtendenza, anche se va detto che uno dei gruppi cardine (non a caso: probabilmente il più sofisticato) di area funk-metal rivendicherà sempre con orgoglio un’ascendenza Rush: leggere una qualunque intervista ai Primus (non a caso 2: un altro power-trio) per verificare. Oppure puntare le parti centrale e finale, in questo “Moving Pictures” freschissimo di ristampa per quella stessa Mercury che lo pubblicò in origine negli Stati Uniti, dello strumentale YYZ per avere la certificazione ultima di tale influsso. Laddove James Hetfield non ha mai nascosto (non potrebbe) che i Metallica il riff di Welcome Home (Sanitarium) lo presero di peso da una Tom Sawyer che invece a me ricorda tanto ma tanto i Pavlov’s Dog.

Confesserò di avere sempre avuto, se non esattamente un debole, quantomeno della simpatia per questi canadesi progressivi fuori tempo massimo e in violazione di tante regole del genere (quindi, se vogliamo, punk). Fieri bastian contrari schifati dalla critica e che il successo se lo costruirono dal basso, con una perseveranza da pochi. Registrato in maniera fantastica, con un’attenzione ai colori e alle dinamiche da fare scomparire tante abominevoli incisioni odierne, “Moving Pictures” scivola più di ogni tanto sulle bucce di banana di un synth sopra le righe o di un assolo di elettrica inutilmente virtuosistico, ma sa anche essere misurato: ad esempio in una Limelight di epicità non tronfia e fenomenale incisività pop; ad esempio in una Witch Hunt che è uno dei migliori apocrifi Black Sabbath di sempre. A rimarcare la complessità di lettura del trio di Toronto potrebbe bastare il triplo senso su cui giocano titolo dell’album e copertina: sulla quale persone in movimento (“movers”) spostano quadri (“pictures”) i cui soggetti commuovono (e sono dunque “moving”) chi osserva. Che viene filmato e se ne fa quindi una “moving picture”. Se non è geniale, è come minimo ingegnoso.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.368, ottobre 2015.

10 commenti

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10 risposte a “Il prog molto punk dei Rush

  1. Pingback: Rush – Limelight – weeko

  2. Mauro

    Nell’articolo sui 100 album fondamentali Hard&Heavy comparso sul mai troppo rimpianto Mucchio Extra, veniva segnalato 2112. E’ quello l’album da avere assolutamente dei Rush? O magari è meglio puntare su una raccolta? E nel secondo caso, quale?

  3. Mauro

    Sei d’accordo, Eddy? E se si, quale, visto che di live ne hanno pubblicati 11?

    • Quanto ai live, “Exit Stage Left” è il classico della prima fase. Per i dischi studio è difficile indicare un titolo perfettamente rappresentativo, perché i Rush hanno attraversato fasi anche molto diverse: secondo me con “Rush”, “Farewell To Kings”, “2112”, “Moving Pictures”, “Grace Under Pressure” e “Roll The Bones” dovrebbero darti un quadro abbastanza completo della loro parabola.
      Non saprei consigliarti una raccolta.

  4. Mauro

    Siete tutti molto gentili, e vi ringrazio di cuore per le vostre segnalazioni, ma io, sia detto senza offesa, il consiglio per gli acquisti (un album, al massimo due) lo volevo dal Venerato Maestro.

    • Ah, ma io non sono così ferrato in materia. Tutt’altro. Alcuni loro album non li ho mai ascoltati e altri forse solo una volta. Comunque dice bene Orgio (che fra l’altro conosce sicuramente meglio l’argomento): “Exit Stage Left” è probabilmente l’articolo di maggior pregio in catalogo.

  5. Mauro

    Ed è proprio questo il problema! Non essendo il progressive il mio genere preferito (eufemismo), ma volendo recuperare quanto di buono ha prodotto, tendo a fidarmi più dei consigli di chi ha gusti musicali simili ai miei che di quelli degli appassionati (per dire, i dischi di Heavy Metal presenti nei miei scaffali non sono mica lì perché li consigliava Kerrang!) Grazie infinite ad Orgio, comunque.

  6. Mauro

    Ah, dimenticavo… è proprio per questo che la lista dei dischi italiani da avere (che a mio avviso avrebbe senso eccome, visto che farebbe felici il sottoscritto, Gian Luigi Bona, Anonimo ed Enrico Murgia, e non è questo il bello dei blog?) l’ho chiesta a te e non a Federico Guglielmi.

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