Rap e rivolta sociale (quando Los Angeles bruciò)

Il 3 marzo 1991 Rodney King, un pregiudicato afroamericano, venne fermato durante un “normale” controllo da alcuni agenti del Dipartimento di Polizia di Los Angeles. Come pare essere “normale” da quelle parti se la tua pelle non è del colore giusto, venne brutalmente percosso, senza nessuna giustificazione. Ciò che quella sera sfuggì alla “normalità” fu che un videoamatore riprese il tutto e che le immagini del pestaggio fecero il giro del mondo suscitando enorme scalpore. A dispetto dell’evidenza dei fatti, il 29 aprile dell’anno dopo i poliziotti squadristi vennero assolti. Prima che calassero le ombre della sera il cielo di Los Angeles era illuminato dagli incendi. Per alcuni giorni i più gravi disordini razziali degli ultimi trent’anni tennero in ostaggio la seconda città degli Stati Uniti.

Scritto a ceneri ancora calde e pubblicato nel 1993 (titolo originale It’s Not About A Salary… Rap, Race + Resistance In Los Angeles), l’eccellente studio di Brian Cross sul rap losangeleno patisce inevitabilmente il grave ritardo dell’uscita italiana. Si perde, almeno in parte, l’impatto del commento a caldo. Senza contare che cinque anni nell’hip hop equivalgono a dieci, se non quindici, nel rock. Resta nondimeno una lettura appassionante e illuminante, esemplare per articolazione (alla parte saggistica segue una lunga serie di interviste a produttori, rapper e DJ) e per la capacità di arrivare ad analisi sociologiche non banali partendo dalla musica e da quanto ci sta attorno. Ammesso che con l’hip hop sia possibile fare questa distinzione, visto che è stile di vita come nessun altro genere musicale nella storia. Cross non dà voce soltanto alle star, ma anche ai pionieri (l’intervista ai Watts Prophets è imperdibile) e all’uomo della strada, e dà il giusto rilievo all’influenza esercitata dagli ispanoamericani nella nascita e nell’evoluzione della scena.

Cinque anni nell’hip hop, si è detto, sono un’eternità. Il gangsta-rap è oggi quasi un ricordo. E siccome la storia ama ripetersi è meno paradossale di quanto sembri che le conclusioni della prima parte di Hip hop a Los Angeles suonino nel 1998, con l’Old Skool che sta tornando prepotentemente in auge, attuali come non mai: “…l’hip hop a L.A. oggi è una comunità di camere da letto, microfoni aperti occasionali e frequenze radio. Nelle case di tutta la città la gente si raccoglie intorno a giradischi, collezioni di dischi, SP1200 e MPC60 per creare dei mondi che si intersecano e assorbono la realtà. In una rete di cassette, campionamenti difficili da trovare, club nomadi e spesso sotterranei… agenti dei beat mettono insieme il collage della colonna sonora per la sopravvivenza urbana”. (Shake, pp.258)

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.7, settembre/ottobre 1998. A oggi sono trascorsi esattamente venticinque anni da quell’assurda sentenza e dai disordini che le andarono dietro.

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