Non è più qui la festa: lo Sly Stone di “There’s A Riot Goin’ On”

Burn, baby, burn! Un’ombra di fumo sporca la bandiera americana in copertina. C’è una rivolta in corso, avverte il titolo, e la chitarra e il basso effettati dell’introduttiva Luv’n’Haight fungono da evidenziatore fosforescente. L’Estate dell’Amore, della cui numerosa figliolanza è parte anche la Famiglia di Sylvester Stewart, prima formazione multirazziale (neri, bianchi, latini) e sessualmente mista a calcare le scene sia del rock che del funk, è lontana quattro anni. Cioè due millenni. Il festival di Woodstock (tre giorni di pace-amore-musica-fango-sesso promiscuo-droghe di merda-grandi affari-speculazioni-monnezza), che ha visto in Sly e accoliti i mattatori massimi con Hendrix e Santana, dista due anni. Cioè quattro millenni. Mentre la rielezione plebiscitaria di Nixon incombe, i ghetti sono inquieti, la guerra del Vietnam è in uno dei suoi momenti peggiori. Anche la Famiglia non sta un cazzo bene.

Tanto che, si mormora, Sly (che di suo è messo assai male, strafatto e smarrito in deliri di megalomania e paranoia) in studio fa quasi tutto da solo. Bizzarramente, come con i Love disperati di “Forever Changes”, ne sortisce il capolavoro del gruppo. Livido nelle atmosfere ma non nei testi e con belli sprazzi di serenità comunque, come il megahit Family Affair (prima composizione pop a utilizzare una batteria elettronica), la wonderiana (& wonderful) Just Like A Baby, la caraibica Spaced Cowboy. Altrove il funk è duro come non mai (Brave & Strong) e politicamente esplicito (Thank You For Talkin’ To Me Africa). Ma il viaggio (seducenti incrostazioni lisergiche in Time), che in “Dance To The Music” e “Life” (entrambi 1968) e “Stand” (1969) era stato una policroma festa, è quasi finito. Per arrivare all’epilogo manca giusto che si squagli una delle più grandi sezioni ritmiche di sempre: il batterista Greg Errico lascia in quello stesso 1971, il bassista Larry Graham lo imita l’anno dopo. Manca che Sly, dopo un paio di più che dignitose uscite in proprio (“Fresh” del ’73, “Small Talk” del ’74), si arrenda definitivamente ai suoi demoni.

Pubblicato per la prima volta in Rock – 1000 dischi fondamentali, Giunti, 2012. Il prossimo 25 luglio sarò alla Trattoria Gallo Rosso di Filottrano (AN) per uno degli incontri musicali organizzati dallo chef Andrea Tantucci. Argomento della serata sarà proprio questo disco, che proverò a raccontare inquadrandolo tanto nella storia del principale artefice che in quella, più in generale, di black e popular music. Seguiranno ascolto ed eventuale dibattito. Va da sé, vista la location: si mangia e si beve. Posti limitati, prenotazione obbligatoria.

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