Quando gli Steely Dan divennero superstar (per Walter Becker, 20/2/1950-3/9/2017)

Come esemplifica la ragione sociale – Bad Rock Group – di uno dei primi progetti condivisi all’inizio del loro lungo sodalizio, Donald Fagen e Walter Becker hanno con il rock’n’roll all’incirca lo stesso rapporto di Oscar Wilde con le donne: lo frequentano solo quando sentono il bisogno di punirsi duramente. Del rock hanno al più l’atteggiamento iconoclasta, quello che ha spinto Becker ad assumere come pseudonimo Gustav Mahler (!) quando si è unito da turnista a Jay & The Americans ed entrambi a prendere da William Burroughs il nome del progetto che li farà ricchi e famosi (nel Pasto nudo Steely Dan è… un dildo). Musicalmente i due si inseriscono piuttosto nella tradizione di elegante artigianato pop del Brill Building innestando in essa dosi sempre più massicce di jazz. Un po’ paradossalmente la miscela, più diventa sofisticata, più si fa di successo. Pubblicato nel 1977, allestito con il contributo di maestri di un jazz elettrico ormai completamente trasformatosi in fusion del calibro di un Wayne Shorter o di un Lee Ritenour, “Aja” è il loro sesto LP, il più levigato e complesso fino a quel punto e quello che da star che già erano li fa superstar. Fra l’altro: uno dei primi dischi a essere certificati di platino negli Stati Uniti.

Pubblicato per la prima volta su “Extra”, n.22, estate 2006.

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