Randy Newman – Dark Matter (Nonesuch)

È talmente irresistibile Putin – “quando si toglie la camicia fa impazzire le signore/quando si toglie la camicia mi fa desiderare di essere una di loro”: cantato con dietro un’orchestrina che tratteggia una melodia folk di gusto ovviamente russo – che per un attimo il dispiacere che Newman abbia deciso di cancellare dalla scaletta quella What A Dick il cui bersaglio invece è Trump (“il livello del dibattito è già abbastanza basso e non volevo abbassarlo ancora”) si fa veramente… troppo. Anche perché mentre continua a comporre una colonna sonora via l’altra il nostro quasi settantaquattrenne uomo resta assai avaro quando si tratta di donarci canzoni nuove. Proprio come questo, il precedente “Harps And Angels” si era fatto aspettare nove anni (il disco ancora prima, “Bad Love”, undici!) e se quello conteneva dieci tracce di cui nove inedite con questo, espunto il brano di cui sopra, siamo a nove e le inedite sono otto. Giacché la depistantemente gioiosa It’s A Jungle Out There è stata il tema conduttore di otto delle nove stagioni di Monk. Insomma: ogni canzone a firma Randy Newman è preziosa.

Però forse va bene così, siccome un altro pezzo satirico avrebbe spostato gli equilibri di un lavoro che si apre con la clamorosa sinfonietta americana contrappuntata di gospel di The Great Debate (ove si dibatte, scoprendosi impotenti contro il fanatismo, con creazionisti, antivaccinisti e così via) e si congeda con la scarna e toccante Wandering Boy, laddove un padre si macera sulla sorte di un figlio perduto. Meglio così, perché stavolta più che nei numeri politici (Brothers, sulla crisi cubana), il genio di Newman rifulge in vignette struggenti come la storia di amore senile She Chose Me o l’addio di una donna morente al suo uomo ridotto alla demenza di Lost Without You.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.391, settembre 2017.

4 commenti

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4 risposte a “Randy Newman – Dark Matter (Nonesuch)

  1. umile discepolo

    Disco davvero prezioso!
    Grazie, Maestro.

  2. marktherock

    ogni disco di Randy Newman é un evento prezioso, ricorrenza per la quale tocca stappare una bottiglia di quello buono. Nel suo caso, un vino da meditazione, un passito di qualitá (un Torcolato o, se le finanze sostengono, un Picolit) da sorseggiare con in sottofondo quelle nuove nove canzoni di uno dei massimi geni autorali di questi tempi vacui

  3. Pingback: Randy Newman – Putin – weeko

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