Raspberries Fields Forever

Bizzarra parabola quella dei Raspberries, da Cleveland, Ohio, con agli estremi al principio un nome da culto per gli appassionati di cose sixties quali i Choir (titolari con It’s Cold Outside di uno dei più memorabili esempi di Merseybeat oltre Atlantico) e a fondo corsa l’elezione del leader, il belloccio Eric Carmen, a idolo adolescenziale, durato peraltro un mattino o poco più. In mezzo quattro album (tutti su Capitol) da affrontare a coppie. L’omonimo debutto e “Fresh” vedono la luce entrambi nel 1972, a ormai diversi anni dacché i Choir (tranne Carmen, tutti da lì i componenti originali) hanno mollato il colpo, e sono rispettivamente cinquantunesimo e trentaseiesimo per “Billboard”. Il primo uno slow seller con le sue trenta settimane di permanenza in classifica, il secondo quasi un best seller con insita la promessa di orizzonti di gloria che si riveleranno un’illusione ottica. Sono due dischetti carini ma non imprescindibili, collezioni di pop di un aggraziato sull’orlo del lezioso, prevedibilmente devote ai Beatles ma più che altro agli Hollies, che non si proibiscono lo scatto elettrico, l’estemporanea esibizione muscolare, ma vivono sostanzialmente di melodie zuccherine e sentimentalismi ragazzini.

Quasi come fosse un giubbotto di quelli che si possono indossare indifferentemente per l’uno o l’altro verso, un anno dopo “Side 3” rovescia il sound dei Raspberries (da lì a un ulteriore anno “Starting Over” offrirà replica meno persuasiva) arrendendosi al rock’n’roll senza chiedere scusa, sin dal riff bello tosto di una Tonight da Byrds datisi all’hard, ma mantenendo e persino incrementando l’indice di seduzione melodica. La dice lunga un titolo in principio di seconda facciata: I’m A Rocker (e me ne vanto, te lo suono e te lo canto). La dicono tutta e superbamente un esercizio da manuale Who come Hard To Get Over A Heartbreak, una Ecstasy in anticipo su “Get The Knack”, i Byrds stavolta alle prese con i Lovin’ Spoonful di un’irresistibile Should I Wait. Non si sa cosa succeda. Appena sette settimane in classifica, un miserrimo numero 138. Beffa ulteriore che per chissà quale imbroglio contrattuale l’album sia oggi fuori catalogo, improponibili le cifre che vengono chieste per una copia in vinile, addirittura folli quelle che provano a estorcerti per un CD.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.184, settembre 2013. Oggi costa un po’ di meno procurarsene una copia in Rete, ma “Side 3” è tuttora fuori catalogo.

5 commenti

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5 risposte a “Raspberries Fields Forever

  1. Oliviero Marchesi

    La citazione “e me ne vanto, te lo suono e te lo canto”, per il mio cuore TRUZZO, è da applausi ininterrotti fino al 2019.

  2. Infatti mi era sembrato stonato non trovare questo disco nella lista dei venti migliori dischi power pop. Ora mi sento rincuorato 🙂

    • All’epoca in cui feci la lista per “Il Mucchio” non avevo ancora avuto occasione di ascoltarlo. Quando, diversi anni dopo, mi sono ritrovato a compilarne (in collaborazione con altri) una analoga per “Blow Up” ho rimediato.

      • Doppio rincuoro 🙂
        E beninteso concordo, è il loro disco migliore, subito davanti a “Fresh”. Peraltro, di recente tutti e quattro gli album dei Raspberries sono stati ristampati in cd in un box a prezzo decisamente abbordabile.

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