Elvis Costello e gli Attractions: una relazione complicata

È fuori da un paio di settimane un nuovo album di Elvis Costello, formalmente il suo quarto con quegli Imposters che però altro non sono che gli Attractions con un bassista diverso e insomma è da quarant’anni che il nostro eroe, Steve Nieve e Pete Thomas dividono studi di registrazione e palcoscenici. La prima volta che si giurarono reciprocamente “mai più” era il 1984, come raccontavo riferendo tempo fa di una ristampa per audiofili del controverso “Goodbye Cruel World”. Ma già appena due anni dopo erano di nuovo insieme, alle prese con un disco viceversa molto amato dai cultori come “Blood & Chocolate”. Si lasceranno e rappacificheranno tante volte ancora.

 

Goodbye Cruel World (F-Beat, 1984)

Chissà se, trascorsi altri ventidue anni, l’autore ha infine fatto pace con un disco che così liquidava, impietosamente, nel libretto a corredo della ristampa Rykodisc del 1995: “Congratulazioni! Avete appena acquistato il peggiore album della mia carriera”. Più avanti argomenterà e, addossandosi elegantemente tutte le colpe di un fallimento attribuito dai più alla regia della coppia Clive Langer/Alan Winstanley (già responsabile dei suoni del precedente “Punch The Clock”), un tot di cose le salverà, ma tant’è. Gran brutto periodo i mesi a cavallo fra l’83 e l’84 per Elvis Costello e sarà anche per questo che del suo nono LP in studio – e ottavo fiancheggiato dagli Attractions – non conserva un buon ricordo. Stava divorziando dalla prima moglie e pure i rapporti con i collaboratori di sempre – il tastierista Steve Nieve, il bassista Bruce Thomas e il batterista Pete Thomas – erano ai minimi. Idee tante ma confuse, demotivava i ragazzi della band annunciando prima dell’inizio delle registrazioni che quello sarebbe stato il loro ultimo album insieme (e forse il suo ultimo album e basta) e costringeva in continuazione il team produttivo ad aggiustare il tiro, con indicazioni contraddittorie. Si partiva con l’idea di incidere il disco sostanzialmente dal vivo in studio e si finiva invece per incagliarsi nelle secche di una registrazione stratificata, di sonorità pop quando si era partiti da un impianto folk-rock. E si arrivava al punto che l’unica ragione trovata dal nostro uomo per dare alle stampe il risultato di alcune caotiche settimane di lavorazione era che a quel punto si era speso troppo per buttare tutto via.

Non vi sto invogliando granché all’acquisto, eh? In realtà, se “Goodbye Cruel World” non è di sicuro uno dei dischi migliori di Costello, da salvare/rivalutare c’è non poco, fra il morbido soul con influenze latine di The Only Flame In Town che introduce e l’accorato valzer Peace In Our Time con cui ci si congeda. Per certo, oltre ai due brani appena menzionati, almeno la serenata blues Home Truth, l’agonizzante I Wanna Be Loved (una cover dello sconosciuto Farnell Jenkins) e l’esplosivo rock’n’roll “à la Dylan” The Deportees Club. E a essere onesti nemmeno la produzione è malaccio. C’è qualche eccessiva levigatezza e si paga dazio ai vezzi dell’epoca (solita batteria troppo secca, ad esempio), ma non più di tanto. Superba, come da standard della casa, questa riedizione Original Master Recording: potente nell’impatto, raffinata nel dettaglio.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.386, aprile 2017.

Blood & Chocolate (Demon, 1986)

Li amo e poi li odio e poi li amo e poi… Può essere così riassunto il rapporto a metà ’80 di Elvis Costello con la band che sin dal 1978, da una pietra miliare chiamata “This Year’s Model”, lo accompagnava. Un sodalizio, quello con gli Attractions (Steve Nieve al piano, Bruce e Pete Thomas al basso e alla batteria) che all’altezza del non trascendentale “Goodbye Cruel World”, del 1984, mostrava la corda e ricorderà forse il lettore (vedi AR 386) che proprio all’inizio delle registrazioni di quel disco il principale informava i gregari che non ne avrebbe più richiesto i servigi. Naturalmente demotivandoli e ne pagava il prezzo. E in effetti nel 33 giri successivo, il viceversa magnifico “King Of America”, non li userà che come turnisti e giusto in un paio di brani. Qualcosa doveva però scattare di nuovo durante quelle sedute in sala d’incisione se, subito dopo la pubblicazione dell’album, nel febbraio ’86, il quartetto tornava in studio per approntare un successore che arriverà nei negozi già in settembre. E però qualcosa doveva di nuovo succedere se passeranno otto anni prima che le strade dei quattro (uno più tre) tornino a incrociarsi, in “Brutal Youth”. Dopo un 1986 tanto produttivo, lo stesso Costello si prenderà una lunga pausa, tre anni. Fioccheranno gli applausi al ritorno, per “Spike”.

Fors’anche perché pativa l’handicap di andare dietro a un discone quale “King Of America”, “Blood & Chocolate” veniva invece accolto con qualche distinguo. In realtà la prima facciata è formidabile, una delle migliori sequenze costelliane di sempre. Partenza ombrosa, con la biascicata Uncomplicated, decollo vero con una I Hope You’re Happy Now figlia del Sir Douglas Quintet, un primo picco con il Dylan alle prese con 19th Nervous Breakdown di Tokyo Storm Warning e, dopo una già accorata ma sarcastica ma accorata Home Is Anywhere You Hang Your Head, l’agonizzante blues I Want You: uno dei classici assoluti del nostro uomo. Dopo il quale sfortunatamente ci vorrebbe altro per reggere il confronto che un secondo lato caruccio quanto routinario, al meglio quando il referente sono chiaramente i Beatles e dunque con lo squillante rock’n’roll Honey Are You Straight Or Are You Blind? e l’omaggio al rhythm’n’blues delle origini Crimes Of Paris. Cofirmava la regia Nick Lowe, garantendo un suono ruvido, alla larga i perniciosi vezzi tipici delle produzioni anni ’80. Piace soprattutto, di questa ristampa Original Master Recording in linea con gli elevati standard della casa, la capacità di rendere al meglio il gioco delle dinamiche in un lavoro ricco di chiaroscuri, con i volumi bassissimi usati in funzione drammatica.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.390, agosto 2017.

10 commenti

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10 risposte a “Elvis Costello e gli Attractions: una relazione complicata

  1. Altri che trovano “Brutal Youth” un disco della madonna? 🙂

  2. marktherock

    finalmente! Da costello-addicted di lunghissimo corso, la rivalutazione di ‘Goodbye, Cruel World’ mi rende felice, ancor più se questa è opera del VM. Quel disco ha sul serio una fama esageratamente cattiva, anche solo pezzi come ‘The Only Flame in Town’, ‘Room Without No Numbers’ e la chicca conclusiva della carola natalizia ‘Peace in Our Town’ sono da antologia ideale del nostro uomo. A proposito…forza Elvis, keep on fighting!!!

  3. Mauro

    Okay, Venerato. Quanti e quali sono, a tuo parere, gli indispensabili del Costello, visto che ogni tanto ne rivaluti qualcuno?

    • Gli indispensabili sono “My Aim Is True”, “This Year’s Model”, “Imperial Bedroom” e “King Of America”. E poi, anche solo per Shipbuilding, “Punch The Clock”. Se si parla di indispensabili, ecco. Ma io fatico a sottrarre qualcosa dalla discografia dello scorso secolo. Per dire: adoro “Almost Blue”, che è pochissimo considerato.

      • A me piace moltissimo “Trust”. Anche solo per quella meraviglia che è “Watch your step”. Pensandoci, di quest’uomo si fa prima a dire i dischi che NON piacciono.

  4. Mauro

    Grazie per la dritta. Visto che, non essendo un addetto ai lavori ma un semplice appassionato, i miei ascolti sono sempre stati dettati dalla giurisprudenza, “Almost Blue” non l’ho mai considerato. Rimedierò.

  5. Mauro

    Grazie anche a te,Giancarlo. Non ti bastavano i quattrini che già mi fai spendere con i consigli per gli acquisti che mi elargisci su “Turrefazioni”, eh? : – )

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