“Highway 61 Revisited”, ovvero come fu che il rock’n’roll diventò adulto

Rivoluzione un po’ più che a metà quella inscenata nel marzo 1965 da Dylan con la pubblicazione di “Bringing It All Back Home”, 33 giri con una facciata elettrica e una acustica che però si apre con Mr. Tambourine Man, vale a dire il brano che da lì a poche settimane e però non nella versione dell’autore, bensì in quella dei Byrds, inaugurerà la stagione del folk-rock. In aprile il Nostro si reca in Gran Bretagna ed è la terza volta, ma il primo tour vero. Sul palco si offre ancora come il menestrello solitario di un tempo e non ne può più dalla noia. Al ritorno a casa riversa tutta la sua frustrazione in una canzone della quale dirà che “scriverla fu come nuotare nella lava appeso per le braccia a una betulla”. Feroce in un testo in cui si fa a pezzi una non identificata Miss Lonely, una “principessa sulla guglia”, magmatica nel tumulto di chitarre elettriche e ritmica tenuto assieme dal liquido organo di Al Kooper, Like A Rolling Stone è artisticamente e commercialmente un punto di non ritorno. Quando il 25 luglio il cantante si presenta sul palco del “Newport Folk Festival” il singolo che la contiene è secondo nella classifica statunitense dei più venduti. Che pure l’autore sia venduto, ma in altro senso, è quanto pensa buona parte di una platea progressista a parole e reazionaria nei fatti e che del farglielo sapere si fa un punto d’onore.

Soffiano santo furore e contemporaneamente un briccone senso di liberazione sull’album che viene inciso a cavallo del memorabile fiasco. Sulla copertina di “Highway 61 Revisited” Bob Dylan non è più Woody Guthrie ma James Dean, o Marlon Brando. La missione impossibile di sostenere la tensione di Like A Rolling Stone per un intero LP viene portata a termine con successo e per di più è un LP eccezionalmente lungo per gli standard dell’epoca, oltre cinquantuno minuti. La meno straordinaria delle caratteristiche del disco che più di qualunque altro fece diventare il rock’n’roll adulto e, in prospettiva, una musica anche per adulti. Nell’esatto istante in cui, con Ballad Of A Thin Man, chiariva come si fossero alzati fra le generazioni steccati invalicabili.

Pubblicato per la prima volta in Rock – 1000 dischi fondamentali, Giunti, 2012. Venerdì prossimo, 16 novembre, sarò a Filottrano (Ancona) presso la Trattoria Gallo Rosso. Lì, in un incontro alle ore 20 seguito dall’ascolto integrale dell’opera, in vinile e usando un impianto ad altissima fedeltà, racconterò estesamente la genesi di questo capolavoro.

7 commenti

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7 risposte a ““Highway 61 Revisited”, ovvero come fu che il rock’n’roll diventò adulto

  1. Giampiero Croce

    Invidia (sana) per i presenti, sarà una bellissima serata, spero in qualche anima generosa che filmi e che possa pubblicare anche per chi come me non potrà esserci.

  2. Oliviero Marchesi

    Ah, come vorrei essere al Gallo Rosso di Filottrano venerdì! Mi mangio le mani perché il rio destino mi costringe a essere in tutt’altra parte d’Italia. P. S. Venerato Maestro, da quel che ricordo di aver letto sul tuo blog non è la prima volta che vai lì a tenere le tue lectures. Curiosità mia: quando vai lì, capita che i fratelli Severini dei Gang passino a salutarti, visto che sono del paese? Lo chiedo solo perché, in caso di risposta affermativa, il mio disappunto per non essere lì, se possibile, aumenterà!. P. P. S. Anch’io, come Giampiero Croce, spero in un’anima generosa che filmi e pubblichi! E se l’eventuale anima generosa darà l’annuncio dell’avvenuta pubblicazione sul tuo blog, Venerato, farà un piacere a me e certamente a molti altri.

  3. Vogliamo un filmato e lo vorremmo postato sul blog. 🙂

  4. Mauro

    Mi associo alla petizione per il filmato. Certo, la resa dell’ascolto del disco non verrà un granché, ma vedere ed ascoltare te che lo commenti è un qualcosa che non vorrei proprio perdermi.

    • Non è uno spettacolo e nemmeno un reading. Si beve qualcosa, si approfitta della straordinaria cucina del padrone di casa, Andrea Tantucci, e poi – prima di procedere all’ascolto del disco – racconto un po’ di storie al riguardo per tre quarti d’ora/un’ora. Ma in scioltezza, andando a braccio, senza nulla di preparato tranne una traccia.
      Come dire: non è un concerto ma un’improvvisazione a tema. Non roba da eternare, ecco.

  5. Francesco

    insomma, alla grateful dead…che poi sono le cose migliori

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