I migliori album del 2018 (2): Kamasi Washington – Heaven & Earth (Young Turks)

Bene chiarirlo subito: il debutto del 2015 “The Epic”, monumentale in ogni senso con le sue complessive diciassette tracce per quasi tre ore di durata, resta insuperato e, probabilmente, insuperabile. Per certo sarebbe stato il mio album dell’anno se solo quell’anno fossi arrivato a compilarla una playlist e invece no, per una ragione che tanti fra quanti mi stanno leggendo conoscono, altri no e non mi va di rievocarla, non ha importanza. Se non per ammettere che, probabilmente, se “The Epic” avesse capeggiato la lista che non ci fu in questa “Heaven & Earth” sarebbe stato presente lo stesso ma lo avrei tenuto più basso, non avrei sentito il bisogno, l’urgenza persino, di collocarlo tanto in bella vista, un gradino appena sotto il più alto del podio. Perché è sì bellissimo, ma un po’ meno di quell’altro. Perché qui dall’ecumenico si rischia ogni tanto di scivolare nell’ammiccante. Perché al giro prima incredibilmente non ne avevi mai abbastanza e a questo il troppo stroppia, essendo il troppo quel disco “nascosto” che fa diventare i sedici brani della scaletta “ufficiale” ventuno e, aggiungendo 38’40” ai precedenti 144’32”, fa superare a “Heaven & Earth” le tre ore sfiorate dal predecessore. Meglio avrebbe fatto il nostro uomo a risparmiarci un trucchetto che un po’ diverte e un po’ irrita, a seconda che tu sia riuscito o meno a estrarre il CD o il vinile sigillati dentro la confezione senza rovinarla troppo. A pubblicare separatamente “The Choice” e anticipando l’album che lo cela in sé, come un secondo mini interlocutorio a seguire il piacevole “Harmony Of Difference”. Ci avrebbe fatto forse preoccupare per la piccola deriva commerciale che segnala, per quel suo eccedere in languori e levigatezze, e sai che sospirone, dopo, ritrovarsi alle prese invece con tutto il resto. L’applauso sarebbe stato ancora più convinto e scrosciante.

Resta il fatto che, non fosse sbucato dalla sua Los Angeles già perfettamente formato e maturo in forza di una lunga gavetta, uno come Kamasi Washington avremmo proprio dovuto inventarcelo. Solo che non ci sarebbe venuto in mente, perché nemmeno l’avremmo considerata la possibilità che qualcuno potesse far diventare/tornare il jazz – il jazz! – alla moda fra le giovani generazioni. Facendo sintesi di un po’ tutto quello che c’è stato fra l’emergere dell’hard bop e, via Coltrane, prima il Miles Davis che si immergeva in mari elettrici e quindi l’Herbie Hancock che partiva per tangenti astrali e nemmeno limitandosi a quello, no: buttandoci dentro funk e cose buone dal mondo, aggiornandolo all’era dell’hip hop evoluto di un Kendrick Lamar, del neo-soul di John Legend, dell’elettronica in cui viene travasato di tutto un po’ di Flying Lotus. Per citare tre con cui ha collaborato. E come si fa, allora, a dire che non inventa nulla? Kamasi è nuovo quasi nella stessa misura in cui è antico e altri già gli si stanno mettendo in scia. Continuino pure a snobbarlo quelli che sostengono che nel jazz odierno ci sono strumentisti più bravi, autori più validi. Hanno ragione, ma hanno torto.

5 commenti

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5 risposte a “I migliori album del 2018 (2): Kamasi Washington – Heaven & Earth (Young Turks)

  1. Scusa, Eddy, ma tu l’hai visto davvero il jazz essere tornato di moda tra le giovani generazioni? Perché a me sembra che si vada in direzione esattamente opposta, della desustanzializzione e della semplificazione, soprattutto concettuale, fin quasi alla lobotomia; però magari ho visto male, e allora chiedo.
    Comunque grazie per la scoperta di questo ottimo sassofonista; e anche questo disco in playlist mi pare confermi che il pezzo forte del 2018 secondo te è stata la musica nera, nelle sue molteplici declinazioni.

    • Qualche mese fa sono stato a uno spettacolo di Kamasi Washington. Folla delle grandi occasioni e vabbé, quello era scontato. Meno scontato, per me, che l’età media fosse molto ma molto più bassa di troppi dei concerti a cui vado, diciamo intorno ai trent’anni e anche meno, e che la presenza femminile fosse, se non addirittura preponderante, decisamente importante.
      Poi va da sé che quando parlo di “giovani generazioni” non è a chi segue Sfera Ebbasta che mi sto riferendo.

  2. forse hai torto tu, magari, ma non hai ragione. 🙂 (disco complessivamente piuttosto debole e ammiccone, al mio personalissimo tabellino….)

    • Quello che i jazzofili non capiscono (non ho scritto “voi jazzofili non capite” perché a me dà fastidissimo essere infilato in qualsivoglia categoria e quindi non faccio agli altri ciò che non vorrei fosse fatto a me) è che Kamasi, più che in un’altra categoria, gioca quasi un altro sport. E che dovrebbero essere felicissimi, al di là del fatto che piaccia o meno, che esista uno come lui.

      • grazie per la risposta (Jazzofilo nel mio caso va benissimo, anzi visto che occupo alcune colonne della stessa rivista AudioReview ogni mese sono pressochè un jazzofilo limitrofo). 🙂 Capisco perfettamente quel che intendi ma temo che dal mio punto di vista, nonostante alcune passeggiate sull’acqua inducano a pensare il contrario, non è proprio Kamasi il messia.

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