The Long Ryders – Psychedelic Country Soul (Cherry Red)

I Long Ryders si scioglievano nel 1987, poco dopo avere pubblicato il terzo album, sicché il tour che promuoveva “Two Fisted Tales” era anche quello del congedo. Racconta il cantante e chitarrista Sid Griffin, portavoce del gruppo (leader no, nel quartetto tutti hanno sempre offerto un apporto compositivo oltre che strumentale), che in quell’ultimo valzer dava loro man forte e non per la prima volta Larry Chatman, quinto componente non ufficiale che si divertiva così tanto da promettere che “ragazzi, un giorno vi ripagherò”. Ci ha messo oltre trent’anni ma è stato di parola e che razza di modo ha trovato per sdebitarsi: una settimana con lo studio di registrazione di Dr. Dre, di cui Chapman è da lungi l’assistente personale, a totale disposizione della band, gratis. Come dire che è stato un multimilionario dell’hip hop a pagare il ritorno sulle scene discografiche (nel tempo c’erano state occasionali rimpatriate live) di questi padri fondatori dell’alt-country generati, nei primi ’80, da quella scena neo-psichedelica che andava sotto il nome di Paisley Underground. Buffo, no?

Come se “Two Fisted Tales” fosse una faccenda di due, e non trentadue, anni fa. Si riprende da dove ci si era interrotti, dai Byrds apocrifi (quelli che con “Sweetheart Of The Rodeo” canonizzavano il country-rock) con un surplus di energia di Greenville e fino al congedo con una traccia omonima che gira in Americana i Beatles di Tomorrow Never Knows non si segnala un brano sottotono. Le armonizzazioni di Let It Fly e lo stellare folk-rock Make It Real, il power pop What The Eagle Sees e una The Sound alla Born To Run appena prima che Walls omaggi Tom Petty inducono a un’affermazione forte: il migliore album dei Long Ryders dopo l’esordio dell’84 “Native Sons”.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.406, febbraio 2019. I Long Ryders saranno da domani in Italia per un breve tour di tre date (19, 20 e 21, rispettivamente a Chiari, Sarzana e Ravenna).

6 commenti

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6 risposte a “The Long Ryders – Psychedelic Country Soul (Cherry Red)

  1. Giovanni Remo

    Concordo su tutto, gran disco!

  2. Alessandro

    A Ravenna ci sono il Fargo (bar), il Bronson (locale) e l’Hana-bi (spiaggia) che fanno sinergia sulla buona musica. Poco fa sono andato al Fargo per un caffé pomeridiano e suonavano Psichedelic country soul. Me lo sono ascoltato tutto e per un attimo (solo per un attimo) mi é sembrato di tornare studente universitario negli anni ’80. Bei tempi.

  3. marktherock

    dalla mia vi(s)ta neanderthaliana, sapere che: 1) è uscito un disco nuovo dei Long Ryders 2) non bastasse, che è quello più bello da ‘Native Sons’ ha reso indicibilmente felice la giornata. PS: essendo che per me ‘Two Fisted Tales’ fu un allora congedo superlativo, non immagini a quale altezza hai posto l’asticella, caro VM

  4. Francesco

    e ti pareva, suonano a 20 km da casa e io sono in vacanza in francia, noooo noooo noooo

  5. Gian Luigi Bona

    Con “3 x 4” è uno dei miei dischi preferiti del 2019, un ritorno del Paisley ? Spero in una ondata di ristampe

  6. Il Paisley non è mai andato via, se parliamo di stile e attitudine. Ora sono tornati anche i suoi alfieri. E che bello che è “3×4”, e ovviamente il nuovo Long Ryders. Bravi anche dal vivo, per la data che ho visto (Chiari).

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