He Walked With The Zombies – Roky Erickson dopo i 13th Floor Elevators

Per ricordare in un giorno triste che non di soli 13th Floor Elevators è costituito il lascito di questo uomo fragile, nonché artista immenso.

The Evil One/Don’t Slander Me/Gremlins Have Pictures (tutte ristampe Light In The Attic, 2013)

L’uomo che scrisse You’re Gonna Miss Me quando non era che un ragazzo per troppo tempo è mancato alla musica e soprattutto a se stesso ed è un dispiacere che non ci lascerà mai. Per quanto temperato dal sollievo che colui che in tutti i sensi stava ai 13th Floor Elevators come Syd Barrett ai primi Pink Floyd non solo non abbia fatto la fine del secondo ma che, oltre che a una vita sufficientemente piena e serena, sia stato restituito pure al rock dall’operoso affetto di un fratello a sua volta celebre musicista, sebbene in tutt’altro (classico) ambito. Che abbia o meno un seguito, “True Love Cast Out All Evil” (davvero!) ha rappresentato nel 2010 uno dei ritorni alla ribalta più attesi e inattesi di sempre e resta uno dei dischi più intimamente commoventi di cui chi scrive abbia memoria. Al di là di una qualità dei materiali presentati che comunque c’è, eccome se c’è.

La prima rentrée ericksoniana era una storia di esattamente trent’anni prima e lietamente la si celebrava dalle nostre parti, ignorando dapprincipio che quello che sembrava un trionfo – il riemergere da un incubotico, abbondante decennio di peripezie assortite e salute mentale al meglio traballante – celava ampie zone d’ombra. Nuovi prolungati silenzi e un florilegio di piccole e grandi e vigliacche speculazioni (al Nostro non ne veniva un centesimo) provvederanno a renderlo evidente. Ci restano i dischi e, a sapersi orientare, è tanto. A cominciare da quello che usciva, nel 1980, in Gran Bretagna come “Roky Erickson & The Aliens”, doppiato l’anno seguente dall’americano “The Evil One”, entrambi i programmi di dieci titoli cadauno con però quattro in comune e ad aggiungere confusione a confusione provvederà nell’87 un’altra esclusiva per il Regno Unito, “I Think Of Demons”, su Edsel, stessa scaletta di “& The Aliens” integrata però da due titoli da “The Evil One”. Questa nuova e probabilmente definitiva riedizione su Light In The Attic recupera tutto quanto e lo trasforma alla buon’ora nel mezzo capolavoro che sarebbe potuto essere da subito, fra riff hard, rock’n’roll e de-evoluzioni di jingle jangle, ricetta che soltanto nell’86, mantendendone intatto un sentimento come orroroso, “Don’t Slander Me” addizionava con un bel tocco di blues elettrico e del power pop. Non indispensabile come i classicissimi archetipi di psichedelia dei 13th Floor Elevators, nondimeno caldamente consigliato. È invece soltanto per cultori accaniti “Gremlins Have Pictures”, sempre ’86 in origine e raffazzonato recuperando diversi brani già noti e inediti di non trascendentale spessore. Libretti esemplari ma un’unica bonus. C’era d’altronde da attenderselo, visto che gli ’80 non lasciarono alcuna pietra non sollevata.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.185, ottobre 2013.

Roky Erickson & Okkervil River

True Love Cast Out All Evil (Anti-, 2010)

Chissà se è tuttora fra noi, probabilmente no, ma se lo fosse per mero principio, come per i pochi nazisti ancora in vita, bisognerebbe rincorrere il giudice che nel 1969 fece rinchiudere Roger Kynard Erickson in un manicomio criminale e sottoporlo a sua volta a processo. E condannarlo, per crimini contro l’umanità. Per avere derubato noi appassionati di chissà quante creazioni memorabili e quello che era allora un piccolo genio di ventidue anni di un’esistenza che avrebbe potuto essere produttiva, più o meno normale, magari pure felice. Colpa anche del nostro sfortunato eroe, d’accordo, che arrestato per uno spinello (uno!) per evitare di passare qualche anno in carcere si fingeva matto. Lo facevano diventare matto davvero, a furia di elettroshock e torazina. Ma tanto è stato scritto sul martirio di Roky Erickson. Più che sulla musica straordinaria – lì le fondamenta dell’edificio della psichedelia – congegnata giovanissimo con i 13th Floor Elevators; più che su quel paio di dozzine di canzoni comunque notevoli eternamente ritornanti in una discografia solistica che dire frammentaria è un eufemismo. Qui restano poche righe per dire di due miracoli.

Il primo è che, ormai intorno ai sessanta, da Syd Barrett texano che era Roky sia tornato, grazie all’amore e alla testardaggine di alcuni santi, all’incirca savio. Il secondo è che dopo tre lustri ci regali, con il fondamentale aiuto di Will “Okkervil River” Sheff, un album di inediti. Quanto dolore, ma anche quanta speranza, quanta dolcezza in queste dodici tracce che frullano country e jingle-jangle, garage e blues e uno schizzo di pop da camera e da cameretta. Pubblica seduta di psicanalisi che lascia scossi e sfugge alle categorie critiche che si applicano usualmente.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.311, maggio 2010.

2 commenti

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2 risposte a “He Walked With The Zombies – Roky Erickson dopo i 13th Floor Elevators

  1. Mauro

    Un altro grande che ci lascia. Un altro giorno triste per chi è cresciuto avendo come colonna sonora delle proprie giornate quella cosa meravigliosa chiamata rock ‘n’ roll. Per quanto riguarda la produzione anni ’80 consiglio caldamente, oltre a quelli da te recensiti, “Clear Night for Love”, mini del 1985 edito dalla New Rose, elettroacustico e splendido.

  2. Francesco

    So long Roky, mi hai accompagnato per molti anni, che peccato. Da raccomadare anche il libro eye mind di paul drummond che racconta la saga, alti, bassi e abissi di quest’uomo che ci ha regalato musiche meravigliose.

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