L’invenzione del rhythm’n’blues, ma non solo – Gli anni chez Atlantic di Ray Charles

Verrebbe da scomodare Louis-Ferdinand Céline: viaggio al termine della notte. Oppure il Joseph Conrad di Cuore di tenebra: l’orrore! l’orrore! Verrebbe, digitando “giradischi” su Amazon.it e trovandosi davanti una prima schermata di oggetti in massima parte improponibili. Risparmiandovi lo shock di farlo di persona, vi dirò solo che il “più venduto” è un… coso “in legno con altoparlanti integrati e convertitore vinili + software per Mac e pc e cavo usb inclusi” proposto a 99 euro. Immaginabili tanto la qualità di riproduzione che la delicatezza con la quale un simile arnese può trattare i dischi che incautamente gli vengano dati in pasto. E non è il peggio. A chi volesse risparmiare (!) la stessa innominabile marca a 49 eurelli propone un bell’oggettino “vintage, portatile, a forma di valigetta, con altoparlanti integrati e pile, rosso”. Giacché, come recita lo slogan della casa, “i vinili sono tornati, riproducili con stile”. Nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo: sì, in quella prima schermata, che mette in fila i ventiquattro risultati più rilevanti, qualcosa di non offensivo c’è, quattro apparecchi nella fascia 200-300 euro, “entry level” buoni per chi, pur con un budget modesto, non intende farsi stuprare né i padiglioni auricolari né i dischi. Ora: so bene che il lettore di “Audio Review” le schifezze di cui sopra manco regalate le vorrebbe. Che altro sarebbe il pubblico da mettere in guardia, quello generico che, a botte di articoli sui quotidiani, ha appreso che il vinile è tornato e potrebbe sentirsi perculato constatando che, suonato su quelle robe lì, non è la meraviglia di cui ha letto. Fatto è però che la complessa congiura per smentire chi vorrebbe che sia quello trattato su queste due pagine il supporto fonografico per eccellenza (d’accordo, se ne può discutere) si manifesta pure in altri e più subdoli modi.

Prendiamo il profluvio pazzesco di incisioni “storiche” in tanti ambiti – jazz, country, rock’n’roll, gospel, soul, r&b… – da cui l’appassionato è sommerso dacché qualcuno notò che la legislazione sul diritto d’autore è come lo yogurt, a scadenza, e insomma dopo un certo numero di anni chiunque può ristampare materiali fino al giorno prima di proprietà dei legittimi detentori. Va da sé: pur non avendo l’accesso ai master e ricavandone uno da qualunque fonte disponibile, digitale o analogica che sia. Perché acquistare, per dire, un Chuck Berry su Universal quando a una frazione di quel prezzo si può comprarne uno con una griffe sconosciuta, magari in autogrill? La risposta l’ho già data e vale ancora di più adesso che certe ristampe “economiche” si trovano pure in vinile e a volte tanto economiche manco sono. Sempre partendo da Amazon arrivo al sito di un’etichetta inglese, di cui non farò il nome, e mi imbatto in fior di capolavori del jazz e in diverse interessanti testimonianze d’epoca del primo soul (varie a loro tempo su Tamla Motown; roba che i diritti non te li regalano) in presentazioni da audiofili e con prezzi non bassi. Il diavolo però si cela nei dettagli e quasi sempre in una copertina che non è quella originale. Ma vi pare che chi ha speso per acquisire un capolavoro di Miles Davis o John Coltrane poi lo sistemerebbe in una confezione che non è quella ben nota all’appassionato? Che però, in un attimo di distrazione, potrebbe cascarci e portarsi a casa un vinile con ogni probabilità tratto… da un CD. E la morale della triste favola è: fate attenzione. Informatevi prima di comprare qualunque titolo non sia stato riedito dalla prima casa discografica, o da chi oggi possiede quel catalogo, o da un marchio notoriamente e da lungi dedito alle ristampe.

Prendete Ray Charles (ci sono arrivato: due terzi di rubrica se ne sono andati, ma erano argomenti che prima o poi bisognava affrontare): l’intera produzione Atlantic (così come molti dei titoli più validi su ABC) cade in quella finestra temporale che permette a chiunque di metterci mano. E quasi chiunque ci ha messo mano. Ma se volete rispettare opere d’arte che sono pezzi di Storia – di jazz, black, country e popular music – e insieme rispettare voi stessi (il vostro tempo, le vostre orecchie) non avete che due strade da percorrere. Una è decisamente più costosa e prevede l’esplorazione dei cataloghi dei soliti noti – etichette per audiofili come Speakers Corner, Analogue Productions, Pure Pleasure, Mobile Fidelity Sound Lab… – dove si rintraccia un discreto gruzzolo di titoli, e non soltanto in vinile ma pure in SACD, a prezzi però dai 32 euro in su e talvolta parecchio in su. Si paga tanto ma la soddisfazione è massima, sia chiaro, come sottolineavo pochi mesi fa (AR 386) segnalando l’eccelso “The Genius After Hours” (la versione stereo) su Speakers Corner. Tuttavia (e senza che un’opzione escluda l’altra, se volete pian piano andare a comporre un’integrale) avete anche un’altra possibilità a disposizione da alcuni mesi. A un prezzo medio di 85 euro è disponibile uno splendido e massiccio, settuplo e naturalmente in box, “The Atlantic Years – In Mono” su Rhino, marchio americano di inattaccabile reputazione che cominciò a specializzarsi in ristampe quando il concetto stesso di ristampa era ignoto all’industria discografica. Elenco subito il poco che non mi è piaciuto, o mi ha lasciato perplesso: un ordine degli album che non rispetta quello conclamato per la storiografia ufficiale (a voi provvedere, volendo, a ristabilire quello riconosciuto come corretto: “Ray Charles”, “The Great”, “Yes Indeed!”, “What’d I Say”, “The Genius Of”, “The Genius Sings The Blues” e “The Genius After Hours”); il fascicolo a corredo, 32 pagine perlopiù occupate dalle pletoriche riproduzioni di crediti e copertine, con giusto un breve articolo introduttivo; le buste interne, di semplice carta e non antistatiche. Ma i dischi suonano una meraviglia, le fedeli riproduzioni delle etichette d’epoca sono uno sballo e avere in un colpo tutto il Ray Charles su Atlantic con l’eccezione dei due live e dei due 33 giri a mezzo con Milt Jackson è… impagabile. Anzi no. Vi costerà la miseria di 12 euro e spicci a LP.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.391, settembre 2017.

The Genius After Hours (Atlantic, 1961)

Il primo (e anche unico) album di Ray Charles a raggiungere la vetta delle classifiche USA? Quel “Modern Sounds In Country And Western Music” che già nel titolo avvisava che di black lì non vi era che la pelle del prodigioso interprete. Era il 1962 e la ABC veniva premiata tanto per l’investimento fatto due anni prima per strappare l’artista alla Atlantic che per la saggia scelta di non creare subito uno stacco fra le due discografie. Nel frattempo la Atlantic per consolarsi aveva svuotato i cassetti e ben gliene veniva visto che i tre LP così confezionati si vendevano più che discretamente e in particolare questo in esame. Ben ne è venuto pure all’appassionato, siccome stiamo parlando di tre dischi – gli altri due “The Genius Sings The Blues” e “Soul Meeting” – ottimi. Questo in particolare, messo insieme con quanto – inciso in buona parte il 30 aprile del 1956 e dunque ben cinque anni prima – non era stato incluso nel ’57 in “The Great Ray Charles”. Si resta sbalorditi di fronte alla qualità di questi materiali scartati in origine e che in realtà valgono giusto uno zero virgola qualcosa meno di quelli inclusi nel 33 giri di cui sopra. È hard bop intriso di blues e sopraffino, registrato ora in trio, ora in quintetto o settetto e con un leader in assoluto stato di grazia, a conferma di come per lui il jazz non fosse un capriccio ma amore vero. Se è indiscutibile che fu con la creazione del rhythm’n’blues che il nostro uomo rivoluzionò la storia di black e popular music, è non meno vero che, si fosse limitato a fare il jazzista, avrebbe comunque lasciato il segno. Incisione all’altezza dei più elevati standard dell’epoca, con giusto il pianoforte un filo nasale, metallico.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n. 386, aprile 2017. Scomparso il 10 luglio 2004, Ray Charles nasceva ottantanove anni fa a oggi, il 23 settembre 1930.

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