I migliori album del 2019 (11): Raphael Saadiq – Jimmy Lee (Columbia)

Conosciuto allora con il suo nome vero (Charles Ray Wiggins) Raphael Saadiq debuttava diciottenne da professionista, quando Sheila E. lo invitava a suonare il basso nel suo gruppo. Entro breve si sarebbe trovato a dividere palchi con Prince in tanti dei suoi mitici concerti “after hours” in piccoli club. Era il 1986. Due anni dopo diventava una star di suo con i Tony! Toni! Toné e l’appassionato di soul classico che non ne ha una buona opinione (furono fra i fenomeni di quel fenomeno plasticoso chiamato new jack swing) dovrebbe però anche ricordare che il brano che li lanciava, Little Walter, richiama esplicitamente il classicone gospel Wade In The Water. Indizio remoto che il nostro uomo già allora giocava fra modernità e tradizione. Con un po’ di (giustificata) presunzione e non a caso intitolerà l’esordio in proprio, giunto solo nel 2002 (nel frattempo fra mille altre cose era stato fra i principali collaboratori e co-autori di D’Angelo), “Instant Vintage”. CV pazzesco che una pagina di questo giornale non basterebbe a contenere, Saadiq pubblica il suo quinto album da solista a ben otto anni dal precedente “Stone Rollin’”, ma avendo continuato nel frattempo a marchiare in profondità la black attuale, determinante fra il resto nel fare di Solange una stella.

Sparo alto? Concept in memoria di un fratello morto di eroina, “Jimmy Lee” è – per pregnanza, ma pure per livello di scrittura – quasi un “What’s Going On” per questo nostro tempo così avaro di capolavori veri. In una dozzina di tracce e quaranta minuti scarsi sciorina electro-funk (So Ready) e soul-rock (Something Keeps Calling), pop di scuola Motown (This World Is Drunk) e squisite ballate R&B (Sinner’s Prayer, I’m Feeling Love, Rearview), blues adattato all’era dell’hip hop (My Walk), spiritual (classico: Belongs To God; moderno: Rikers Island), fosco downtempo spruzzato di jazz (Glory To The Veins), un siparietto da Gil Scott-Heron (Rikers Island Redux). E dove lo trovate un altro che nello stesso disco ospita un reverendo ottantenne e Kendrick Lamar?

Pubblicato per la prima volta, in una versione più breve, su “Audio Review”, n.413, ottobre 2019.

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