I migliori album del 2019 (10): Sleaford Mods – Eton Alive (Extreme Eating)

Mark E. Smith è vivo e lotta ancora insieme a noi. Alan Vega pure. Non potrebbe averla scritta il primo una frase come “Graham Coxson looks like a left-wing Boris Johnson”? Che oltretutto, con la sua frenesia punk dal martellante al vorticoso, anche musicalmente Flipside non farebbe fatica a confondersi nel suo sterminato catalogo. E non viene facilissimo immaginare la voce del secondo scorrazzare sopra la base metallica, ma melodica, di Big Burt? L’ho sempre pensato (pure voi?): se i Fall avessero provato a fare i Suicide – e fossero nati trent’anni dopo, va da sé – l’esperimento avrebbe avuto come esito il duo formato dal cantante (dal declamante, dal rantolante) Jason Williamson e dal musicista e dj Andrew Fern. Quanto beffardo che vengano da Nottingham e raccontino un mondo, in particolare il loro sempre più disunito Regno Unito, in cui i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri e nessun Robin Hood potrà mai metterci una seppur simbolica pezza.

“Eton Alive” è il quinto album in studio degli Sleaford Mods, il primo a vedere la luce per l’autogestita Extreme Eating dopo che il precedente “English Tapas” era uscito su Rough Trade ed è stato il contatto più ravvicinato che i nostri eroi abbiano mai avuto con un’industria discografica strutturata ancora lungo linee che nel secolo nuovo hanno cessato di avere non direi un senso ma senz’altro un’indispensabilità. Impensabile comunque che questi signori addivengano a qualche compromesso anche nell’assai improbabile caso si ritrovino un giorno a incidere per una major, risulta a oggi il loro lavoro più pop. Non nel senso svalutante che si suole dare attualmente al termine, eh? È che è quello nel complesso più godibile, epidermico senza mai fare davvero male alle altrui di epidermidi, a patto che siano spesse a sufficienza per chi a un certo punto divise un singolo promozionale con il redivivo… ahem… Pop Group. Più che per qualunque altro dei dodici episodi che lo compongono – però pure Policy Cream, che gli va subito dietro e ha un gusto da XTC della primissima ora, non scherza in tal senso – vale per l’electro-funk sull’orlo della disco Kebab Spider: impossibile schiodarselo dalla memoria dopo anche soltanto un ascolto. Se la collisione fra funk e post-punk di Into The Payzone rimanda ai Gang Of Four, O.B.C.T. sono i Joy Division se avessero avuto il sense of humour necessario a inserire in un loro pezzo un assolo di kazoo. Se When You Come Up To Me spiazza porgendosi romantica, sorta di deragliamento alla rovescia, con la sua concitazione Top It Up rimette tutto entro i binari consueti. Un altro pezzo che mi piace molto: Discourse, filastrocca spasmodica su un carillon su di giri.

Lascia un commento

Archiviato in dischi dell'anno, recensioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.