Come sfidare l’industria e diventare adulti restando se stessi – I Beastie Boys di “Paul’s Boutique”

Discogs certifica l’esistenza di una ventina di edizioni in vinile dell’album con cui nel 1989 i Beastie Boys davano un seguito al vendutissimo e scandaloso debutto su LP di tre anni prima. Di tutte queste stampe una e una soltanto (a prezzi dai cento euro per esemplari VG al quadruplo per una copia sigillata) è il sogno bagnato di ogni collezionista: quella la cui copertina – udite! udite! – si apre formando un pannello di otto elementi. Voto 110 a chi in Capitol ha deciso di ristampare sul più classico dei supporti il (capo)lavoro con cui la posse bianca più influente negli annali dell’hip hop provava in un colpo (riuscendoci) a diventare adulta e a suicidarsi commercialmente. Sarebbe stato con lode si fosse azzardata una confezione se non a otto pannelli a quattro e non semplicemente “gatefold”. Ci sarebbe scappato il bacio accademico se, come fece nel ’98 la Grand Royal, un programma che totalizza cinquantatré minuti fosse stato diviso su quattro facciate e non due, con ovvio incremento di una dinamica comunque accettabile. Anche grazie all’inappuntabile rimasterizzazione effettuata dai Beastie Boys stessi (i due superstiti, essendo Adam “MCA” Yauch venuto a mancare nel 2012) e Chris Athens e per 22 euro ci si può gioiosamente accontentare.

Spartiacque nella vicenda del trio, “Paul’s Boutique”. Avendo sdoganato il rap presso la platea rock più giovane con l’attitudine sguaiatamente punk e i riff hard di “Licensed To Ill” (decuplo platino negli USA!) riuscendo miracolosamente nel contempo a guadagnare il rispetto dell’originale scena nera, i nostri eroi  procedevano allegramente a violare qualunque obbligo l’industria discografica imponga alle sue stelle – un suono il più possibile riconoscibile e simile a se stesso, nessuno scarto eccessivo fra un disco e l’altro, qualche canzone trainante in ogni album – in una collezione senza pause di hip hop duro e puro, senza quasi traccia delle chitarre di “Licensed To Ill” e un unico brano (Hey Ladies) spendibile sulle radio. Non bastasse: copertina priva di titoli, a rimarcare la volontà che l’opera venisse fruita come assieme, ove l’esordio era alla lunga sembrato una raccolta di 45. Ed è questa la maniera giusta di accostarsi al disco in ogni senso più “nero” dei Beastie Boys. Alla sua uscita da molti vennero dati per finiti. Cominciava invece un’altra storia.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.407, marzo 2019.

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