Il primo – e migliore – Little Steven

A quel punto da cinque anni nella E Street Band e agli occhi di tutti il numero due dopo naturalmente il Boss, nel 1980 Miami Steve Van Zandt si ritrovava a co-produrre “Dedication”, il 33 giri del grande ritorno di Gary U.S. Bonds, e in EMI piaceva assai il suo modo di lavorare (naturalmente qualcosa contava che il disco finisse nei Top 40 di “Billboard” e un 45 giri da esso tratto andasse al numero 11). Tanto da offrirgli un contratto da solista e per il nostro uomo era l’occasione di provare a uscire dal sempre più lungo e ampio cono d’ombra di Bruce Springsteen. Nessun brano scritto dall’amico e datore di lavoro, che certamente qualcuno glielo avrebbe regalato volentieri, nel debutto datato 1982 del gruppo assemblato dal nostro uomo, che per l’occasione si ribattezzava pure Little Steven a marcare ulteriormente le distanze (non tornerà a suonare con Springsteen e la E Street Band che nel ’95). Avrebbe aiutato certamente, una canzone firmata dal Boss, vendite che saranno abbastanza modeste (un numero 118 USA; faranno meglio i successivi, pure decisamente meno validi, “Voice Of America” e “Freedom – No Compromise”), ma in compenso “Men Without Women” resta l’album migliore confezionato da Van Zandt addirittura fino al recente e godibilissimo “Summer Of Sorcery”. Questione di sound – spettacolare nel suo unire un rock’n’roll di stampo quasi garagista con un rhythm’n’blues parimenti esplosivo, solo occasionalmente addolcito da una vena soul – piuttosto che di scrittura. E alla fine i due pezzi che ricordi di più sono i più morbidi, la romantica Princess Of Little Italy, una I’ve Been Waiting con fiati avvolgenti e un’idea di gospel.

Fortunatamente acquistabile anche separatamente, “Men Without Women” è incluso nel box in tiratura limitata a 1000 copie “Rock N Roll Rebel – The Early Work”, contenente un libretto/librone di 144 pagine, sette LP e quattro CD di francamente pletoriche rarità. Le dieci che vorrebbero rendere questa riedizione dell’esordio di Little Steven una “Deluxe” sono scaricabili a parte (pure in file di alta qualità, FLAC o AIFF 96 kHz/24 bit) ma davvero, a meno che non siate fan terminali, non ne avete bisogno. Della ristampa in vinile fedele alla scaletta originale, magari sì.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.415, dicembre 2019.

1 Commento

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Una risposta a “Il primo – e migliore – Little Steven

  1. Com’è il disco di Gary U.S. Bonds che citi? Grazie Eddy.

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