The Boy With A Thorn In His Side – Una piccola esegesi di Mark Eitzel

Ciò che mi appassiona è scrivere di esseri umani: omosessuali, normali, bianchi, neri; di vita, morte e salvazione.” (ME, 1996)

Mi sia consentito iniziare con un’annotazione personale: qualche mese fa sono diventato, in quanto critico, maggiorenne. Nel senso che sono trascorsi diciotto anni da quando pubblicai, proprio su queste pagine, il mio primo articolo. Ci sono giorni in cui sono felice del mestiere che mi è toccato in sorte. In altri, indirizzo improperi a chi guardò con occhio tanto benevolo i primi pezzi che gli spedii, accompagnati da una letterina arrogante mica male che avrebbe dovuto illuminarlo sul mio caratteraccio. Mi accade soprattutto, a parte quando mi arrivano gli estratti conto dalla banca (un consiglio da amico: se volete diventare ricchi non datevi al giornalismo musicale), quando le scadenze incalzano e fra i cumuli immani di CD frugo alla ricerca di qualcosa di degno di nota e piombo nello sconforto per la pochezza di emozioni vere che la sovrabbondante produzione discografica odierna mi trasmette. Sarà che quando in vita tua hai scrutinato all’incirca un venti-venticinquemila album tendi a essere un po’ più esigente di quanto non fossi a vent’anni, sarà che l’ascolto coatto (come tutte le cose cui si è costretti) di per sé non predispone bene, fatto sta che ci sono giorni in cui a scrivere di dischi mi vengono in mente quelle parole di Cobain nel suo addio al mondo, riguardo (vado a memoria) al sentirsi falsi. Ma per fortuna (mi deciderei a cambiare lavoro, se no) non è sempre così. Perché prima o poi dal mucchio (eh eh…) sbuca sempre quell’album che ti colpisce al cuore e ti ricorda all’improvviso perché un bel dì vagheggiasti di imbrattare carta da giornale. Per la stessa ragione per cui Mark Eitzel si è messo a comporre canzoni: perché è appassionante scrivere di esseri umani, vita, morte e salvazione.

Eitzel ha saputo spesso toccarmi nell’intimo, con la commovente discrezione che fu di uno dei suoi eroi, Nick Drake. Sarebbe potuto diventare il Morrissey della sua generazione e invece no, siano dannati gli dei che così hanno disposto. Devono averlo fregato l’onnipresente pizzetto che confonde sull’età, il mancato arresto dello sviluppo a una situazione mentale di eterno adolescente e soprattutto il passaporto americano, anche se va detto che in Gran Bretagna divenne oggetto di culto molto prima (e di più) che a casa sua. A quanto pare, essere l’Oscar Wilde del rock’n’roll (insomma…) è/era più chic che non esserne il Raymond Carver. Sia come sia, mi pare evidente che fra il Nostro e lo Stephen degli Smiths qualche affinità ci sia. Intento a scrutare le scalette dei suoi lavori, prima da leader degli American Music Club, quindi da solista, alla ricerca di un titolo per questo pezzo, ho improvvisamente realizzato che il catalogo smithsiano si prestava assai meglio alla bisogna. Sono arrivati al ballottaggio due titoli e avete visto quale ho scelto. Quale fosse il secondo, lo scoprirete prima di giungere alla fine.

Sebbene sia mediamente di una malinconia che sconfina talvolta nell’angoscia, ho trascorso una giornata bellissima (ri)passando al vaglio l’opera omnia di Mark Eitzel. Si sa, la musica triste ha qualità redentrici, rasserenanti.

Prosegue per altre 12.576 battute su Venerato Maestro Oppure ─ Percorsi nel rock 1994-2015. Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.442, 15 maggio 2001.

2 commenti

Archiviato in Hip & Pop

2 risposte a “The Boy With A Thorn In His Side – Una piccola esegesi di Mark Eitzel

  1. gianfranco

    Grazie per aver rammentato l’esistenza del grande Mark…

  2. marktherock

    se penso al suo (degli AMC) concerto carbonaro in quel di un teatro parrocchiale di Saronno, inconfondibile modo low-profile di promuovere l’appena uscito ‘Everclear’, mi vengono ancora adesso gli stranguglioni…
    Immenso Mark

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