I migliori album del 2020 (13): Fantastic Negrito – Have You Lost Your Mind Yet? (Cooking Vinyl)

Non c’è due senza tre? Vedremo. Per intanto dopo che i due dischi precedenti di costui, “The Last Days Of Oakland” e “Please Don’t Be Dead” (2016 e 2018, rispettivamente), erano stati l’uno e l’altro candidati ai Grammy nella categoria “Best Contemporary Blues Album” ed entrambi si erano portati a casa l’ambito riconoscimento, pure “Have You Lost Your Mind Yet?” figura nella cinquina del 2021. E nel frattempo l’uomo nato Xavier Amin Dphrepaulezz già si è tolto la soddisfazione di andare in agosto al numero 1 della classifica di “Billboard”, che a meno che tu non sia uno di quella decina di nomi che vendono istantaneamente alcuni milioni di copie di qualunque loro nuova uscita non significa nemmeno lontanamente, in termini di introiti, ciò che rappresentava ancora agli inizi dello scorso decennio, ma è pur sempre una bella soddisfazione. Se Fantastic Negrito si fosse affacciato alla ribalta (in realtà ci provava, ma gli andava malissimo) intorno alla metà dei ’90 invece che (con la sua nuova identità) nel 2014, Lenny Kravitz (appena quattro anni più anziano) si sarebbe ritrovato con un concorrente assai tosto, ma tant’è. Meglio tardi che mai, giusto?

Certo che i signori che decidono chi si disputerà i Grammy hanno una ben curiosa concezione del blues, per quanto “contemporary” (esiste anche la sezione “traditional”). Diciamo assai ampia, il che può starci e ci piace pure, no? Però, a intenderlo con il minimo sindacale di filologia, di tale stile musicale in “Have You Lost Your Mind Yet?” si rintracciano giusto i cinquantacinque secondi di uno Shigamaboo Blues di gusto arcaico, laddove in Your Sex Is Overrated si opta per l’elettricità, e in ogni caso la forma è quella della ballata hendrixiana (la chitarra solista che si fa a un certo punto ustionante) reimmaginata come avrebbe potuto Prince, e in King Frustration si ibrida con il funk piuttosto che con il rock. Si trova poi veramente di tutto nel resto di un programma inaugurato dall’incrocio James Brown/Sly Stone di Chocolate Samurai e suggellato dal crossover alla Living Colour Playtpus Dipster: dallo spiritual I’m So Happy I Cry a una All Up In My Space molto Stevie Wonder, transitando per una How Long? un po’ Eric Clapton, un po’ Santana e un po’ (di nuovo) Prince, per la rivisitazione (ospite lo stesso E-40) del classico hip hop Captain Save A Hoe (adesso Searching For Captain Save A Hoe), per una These Are My Friends che come niente fosse miscela gospel, pop e rap. Disco di straordinaria gradevolezza quanto di grande sostanza.

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