I migliori album del 2020 (5): Sonic Boom – All Things Being Equal (Carpark)

Vado a memoria, ma sono talmente certo di ricordare bene che nemmeno ho avvertito il bisogno di verificare: una robina un po’ così il lontanissimo ─ trent’anni! ─ predecessore di questo secondo album da solista di Peter Kember, in arte Sonic Boom. Tant’è che se “Spectrum” (da cui avrebbe preso il nome il primo dei due progetti principali fra i quali per due buoni decenni si dividerà il nostro uomo, essendo l’altro gli ultrasperimentali E.A.R.) è sopravvissuto ai periodici sfoltimenti cui sottopongo le mie librerie è solo per affetto per l’artefice e, soprattutto, per l’originalità e la bellezza della letteralmente caleidoscopica confezione. Quando usciva, gli Spacemen 3 erano ancora insieme, freschi di pubblicazione del capolavoro “Playing With Fire”, ma prossimi a divorziare e assai acrimoniosamente. Nel congedo del ’91 “Recurring” Kember e Jason Pierce si divideranno le facciate una ciascuno e l’unico pezzo in cui suonano entrambi (presente peraltro solamente nell’edizione in CD) è una cover di When Tomorrow Hits dei Mudhoney. Come sia poi andata il lettore ben sa: colui che pareva il numero 2, ossia Pierce, ha confezionato un disco colossale via l’altro con gli Spiritualized, mentre chi era considerato il leader si è volontariamente rifugiato nel limbo dei culti. Non direi in assoluto dell’irrilevanza ma, se il campo di gioco è quello della popular music, be’, spesso nemmeno ha voluto calcarlo. Salvo inopinatamente estrarre da produttore un biglietto vincente alla lotteria curando la regia del secondo, acclamatissimo MGMT, “Congratulations”. L’anno era il 2010 e pare che sia principalmente grazie ai proventi venutigli da quello, e a un bel colpo di culo di cui non sto qui a riferire, che si è potuto comprare verso metà decennio una signora casa in Portogallo e andare a vivere lì. Si portava dietro fra il resto molte delle basi di “All Things Being Equal”, lasciate quindi a decantare buoni cinque anni nonostante ascoltandole Tim Gane degli Stereolab si fosse entusiasmato e l’avesse sollecitato a pubblicare il disco così com’era. Consiglio rimasto fortunatamente inascoltato.

Già soltanto a guardarne la copertina più che di “Spectrum” l’album sembra il seguito della metà Sonic Boom di “Recurring”. Così è. A parte che non si trova una chitarra che sia una in un disco in cui la passione per l’elettronica vintage dell’autore torna al servizio della forma canzone sin dall’iniziale Just Imagine, mirabile mimesi di Kraftwerk circa “Autobahn”, e fino a regalare con la danzabilità pop di The Way That You Live un brano che avrebbe potuto/dovuto essere una hit. O quella o Tawkin Tekno, che la tallona di nuovo kraftwerkiana ma in area “Computer World”. È congerie di voci estatiche (che errore sarebbe stato lasciarlo solo strumentale!), melodie sinuose e ritmi incalzanti, “All Things Being Equal”, che ora opta ─ in Just A Little Piece Of Me, in Things Like This (A Little Bit Deeper) ─ per i registri di un’incantata psichedelia e ora ─ in Spinning Coins And Wishing On Clovers, in My Echo, My Shadow And Me, nella jam di bordoni fra minimalismo e raga della conclusiva I Feel A Change Coming On ─ per atmosfere più fosche, minacciose. Trovando un perfetto punto di equilibrio nei 6’37” di On A Summer’s Day: i Tangerine Dream primevi alle prese con una ballata fra favolismo British e un immaginifico Oriente sognato (plus ça change… etc) fra fumi d’oppio.

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