Quando gli U2 si reinventarono – “Achtung Baby” compie trent’anni

Dal cilindro delle critiche anche feroci che hanno accolto “Rattle And Hum” gli U2 tirano fuori il gigantesco coniglio della reinvenzione più radicale mai inscenata da un gruppo tanto avanti nella propria carriera. Sarebbe già un miracolo, ma i dublinesi non si accontentano. Raddoppiano, andando a stabilire il loro momentaneo record di vendite (da allora “The Joshua Tree” ha recuperato e oggi vince ventisette milioni di copie a venti), grazie anche a cinque singoli nei primi dieci posti della classifica USA e addirittura tre al numero uno. Triplicano, guadagnandosi un’aria di coolness per loro del tutto inedita. Nell’anno dei Massive Attack, dei Nirvana, dei My Bloody Valentine, Bono e soci danno una dimostrazione eclatante di essere ancora uno dei motori del rock. Ci riescono ideando un suono nuovo per loro, che attinge al Bowie della trilogia berlinese (proprio a Berlino si comincia a registrare; però non più all’ombra del Muro, crollato l’anno prima) e al techno-pop, alla dance elettronica e al suo incontro con le chitarre che, dai New Order in avanti, ha preso a celebrarsi innanzitutto a Manchester, per poi dilagare nei club europei. Ci riescono riempiendolo, quel suono, con alcune delle loro canzoni più indimenticabili di sempre e fra esse la più indimenticabile di tutte: One.

Tratto da Rock: 1000 dischi fondamentali più cento dischi di culto, Giunti, 2019.

4 commenti

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4 risposte a “Quando gli U2 si reinventarono – “Achtung Baby” compie trent’anni

  1. Rusty

    L’Exile degli U2: se si fossero sciolti dopo questo disco, etc.

  2. Massimo Sarno

    Non condivido il giudizio estremamente negativo espresso sugli U2 dei primi anni 90. Se ACHTUNG BABY è probabilmente l’ultimo vero capolavoro del gruppo, almeno nei due dischi successivi, pur frammentari, si può trovare un numero sufficiente di pezzi più che buoni. Successivamente, come assaliti da una febbre di revisionismo, gli U2 hanno cercato di tornare sui loro passi con risultati via via sempre più deprimenti. La loro fuoriuscita dal rock che conta è stata definitivamente sancita dalla deriva messianica ed egomaniaca di un Bono Vox sempre più autoreferenziale e insopportabile. Mi viene da pensare anche alla parabola dei REM ( che comunque hanno avuto il buon gusto di chiudere al momento giusto); anche di loro si disse che avrebbero dovuto chiudere con NEW ADVENTURES IN HI-FI, pur in presenza di albums bellissimi come REVEAL e UP.

    • Nicola

      Zooropa e Pop, non certo paragonabili ad Achtung Baby per coesione e qualità complessiva, sono per me due ottimi dischi. Il declino avviene di lì in poi. Il paragone con i REM non è così appropriato perché questi ultimi di dischi e pezzi davvero brutti non ne hanno mai pubblicati.

  3. Massimo Sarno

    Davvero brutti probabilmente no, ma si puo` dire che almeno AROUND THE SUN e` un lavoro di non eccelsa routine.

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