Tame Impala – Lonerism (Modular Recordings)

Sfilano dodici canzoni nel secondo album degli australiani Tame Impala (restano dodici anche nel caso vi compriate la versione “Deluxe” che aggiunge un CD e cinque tracce; tutte però variazioni – anche brillanti – su temi già esposti), ma due basteranno e avanzeranno a rendere la creatura di Kevin Parker strafamosa, ben oltre i circoli underground nei quali ha finora spopolato. E – si sa – continua a esserci una bella differenza fra l’essere primi nelle classifiche indipendenti e l’esserlo in quelle ufficiali. La prima è Feels Like We Only Go Backwards, che già si sta sentendo ovunque, e che sono gli Oasis alle prese con la Electric Light Orchestra che provava a emulare i Beatles partendo da I Am The Walrus. La seconda è Elephant, che è una sorta di On The Road Again suonata come avrebbero potuto farlo i Nazz (orecchio, sul secondo dischetto, al remix proprio di Todd Rundgren: squisito) se fossero stati i Can. Nel caso incredibilmente non fossero sufficienti a rendere l’autore multimilionario, a completare l’opera potrebbe provvedere Mind Mischief: di nuovo gli Oasis (che prima di diventare una caricatura erano un signor – o almeno un signorino – gruppo: ricordiamocene) che, sanamente fatti di LSD in luogo che di gin & tonic, si azzardano a pasticciare il loro pezzo preferito dei Fab Four, Tomorrow Never Knows. In un disco ossessionato nei suoi momenti di punta dai Beatles psichedelici (più zona “Rubber Soul”/”Revolver” che non “Sgt. Pepper’s”) il mio brano preferito è però l’ultimo, Sun’s Coming Up, che con il suo mischiare dolcezza e malinconia sfumando cigolii di piano in ondeggianti torpori chitarristici a loro volta risucchiati da un borbogliante, indistinto nirvana sonico, sa più di Lennon in libera uscita, voglioso di sperimentare come Yoko ma al netto degli spigoli. Ecco, sono quattro canzoni clamorose quelle che vi ho raccontato. E come faccio adesso a spiegarvi che in fondo in fondo, e lo dico dopo innumerevoli ascolti, mi era piaciuto di più “Innerspeaker”? Che “Lonerism” punta deciso una direzione che potrebbe portare al disastro?

Uno dice: mai fidarsi di chi come unica influenza dichiarata esplicitamente sbandiera i Supertramp – da queste parti ancora e sempre il Male Assoluto (“Genesis for Canadians”, “prog for dummies”, per citare un paio di celebri definizioni di una delle band più da orchite che sciaguratamente si ricordino). E d’accordo che da ‘ggiovane pure Billy Corgan ascoltava gruppi un po’… così e ciò non gli ha impedito di regalarsi e regalarci un “Gish”, un “Siamese Dream”, un “Mellon Collie”, ma avete presente poi che fine ha fatto? Ecco, non fosse che con i suoi cinquantuno minuti dell’edizione standard il disco non arriva manco alla metà della durata del mammuttesco predecessore, la tentazione di dire che Parker è come fosse passato direttamente da “Gish” a “Mellon Collie”, saltando una tappa, sarebbe forte. Ripensandoci, ha forse saltato i primi due di passaggi e da “Mellon Collie” si è proiettato su “Adore”. Non che i chitarroni d’antan siano scomparsi, ma predominano nettamente le tastiere, i sintetizzatori. Laddove il debutto era del tutto immerso in una nebbiolina Sixties ora sembrano i ’70 (per carità, i primissimi) il decennio di riferimento, con tutto quello che ciò comporta. Tipo la propensione alla pomposità che insinuandosi nella pulsazione frenetica di Why Won’t They Talk To Me tarpa le ali alla sua slanciata innodia. Tipo il synth che prende in ostaggio Keep On Lying. Nondimeno poteva andarci parecchio peggio a leggere certe dichiarazioni dell’artefice massimo, pazzo per Kylie Minogue e temerariamente vagheggiante un declinare freakedelia eleggendo a modello… Britney Spears. E a quanto pare non scherzava.

32 commenti

Archiviato in recensioni

32 risposte a “Tame Impala – Lonerism (Modular Recordings)

  1. Nicholas

    son cosi atroci i Supertramp? 🙂

  2. paolo stradi

    son così atroci i Supertramp? 😦

  3. Giulio

    “La prima è Feels Like We Only Go Backwards, che già si sta sentendo ovunque, e che sono gli Oasis alle prese con la Electric Light Orchestra che provava a emulare i Beatles partendo da I Am The Walrus…”

    “La seconda è Elephant, che è una sorta di On The Road Again suonata come avrebbero potuto farlo i Nazz se fossero stati i Can….”

    “…Mind Mischief: di nuovo gli Oasis che, sanamente fatti di LSD in luogo che di gin & tonic, si azzardano a pasticciare il loro pezzo preferito dei Fab Four…”

    …curioso che a uno con una scrittura così arzigigolata e leziosa da essere barocca non piaccia un gruppo lezioso e barocco come i Supertramp…

    😉

    • Sai com’è… io non mi trovo né lezioso, né arzigogolato, né barocco. Credo che l’italiano sia una lingua straordinariamente ricca e cerco di sfruttarne la ricchezza. Poi ognuno al riguardo di come scrivo può pensarla come crede.

  4. Allora… E’ un po’ che ci si frequenta su questo blog…
    Così, ho deciso: faccio coming out.
    Io AMO i Supertramp.
    Li adoro da 30 anni. Considero Breakfast in America e Crime of the century due album da isola deserta. E anche Crisis? What crisis? e Even in the quietest moment hanno il loro perchè. Perfino su Famous last words ci sono delle belle cose. Poi basta, ho un limite anch’io…
    Seriamente e senza faccine: per me sono, insieme all’Elton John degli anni tra il ’70 e il ’75, i più grandi creatori di melodie del dopo Beatles. E francamente, se sono stati sdoganati i Bee Gees, gli ELO e i 10cc, non capisco perchè i Supertramp no.
    (In realtà su uno dei pochissimi Blow Up che ho comprato, l’anno scorso, c’era una monografia parzialmente riabilitativa… E ricordo anche, nel lontano 1986, prima edizione di Stereodrome, un candido Stefano Pistolini che, in occasione della puntatona sui 10 dischi da isola deserta dei conduttori – con lui c’erano Rupert e l’ottimo ma mai più letto nè sentito Leonardo Rossi – mise a sorpresa Breakfast in America come suo primo degli esclusi…).
    Venerato, adesso cancelli solo questo commento che macchia irrimediabilmente la tua reputazione, o mi bandisci definitivamente dai commenti?

    • Romano

      Difficilmente cancellerà il commento ma non si può costringere qualcuno ad apprezzare un gruppo solo per non inimicarsi i fans di quel gruppo!

    • Se c’è una cosa sulla quale non sindaco mai – ma veramente mai – sono i gusti altrui. Per certo io ho negli scaffali un tot di dischi che tu non vorresti manco regalati ed evidentemente vale anche il contrario. Mi pare naturale, scontato.

  5. A scanso d’equivoci (davvero, non mi piacciono le faccine): la domanda finale al Venerato era ironica!

  6. Francesco

    Don’t you look at my girlfriend con voce da evirato cantore della cappella sistina ancora tormenta i miei sogni, con il VM senza se e senza ma…ma c’è di peggio dei supertramp. Immaginatevi la famosa isola deserta e uno scaffale pieno di dischi degli yes, elp, genesis del mai troppo odiato phil purtroppo collins, wham, spandau, duran, europe (dio mio gli europe, dio mio gli europe!!!) e poi ditemi che non mettete su breakfast in america a tutto fuoco. L’abisso è così, quando pensi di aver toccato il fondo ti accorgi che c’è ancora tanto da scavare

    • Orgio

      Per dire così degli Europe mi sa che hai sentito solo “The Final Countdown” (la canzone)… Degli Yes “Close To The Edge” un posto sull’isola lo meriterebbe, se non altro per importanza storica, ricerca melodica e tecnica strumentale.

      • Francesco

        No no, anche volendo essere democratico per i da te summenzionati (mi trema la tastiera solo a ri-digitarne l’orrido nome) non c’è altra soluzione che il metaforico colpo alla nuca e fossa comune, speo nell’oblio della storia o che finalmente si arrivi al pubblico ludibrio. Pussa via

    • Francesco e’ il primo che va oltre il dileggio totale e dice qualcosa di specifico: non sopporta il falsetto di Roger Hodgson. Ma per una repulsione così profonda e diffusa significa o che fanno schifo a livello di scrittura, o di arrangiamenti, oppure che c’è un pregiudizio di fondo (come ho anch’io verso altri) che porta la maggioranza degli appassionati di buon gusto a non ascoltarli neanche. In particolare credo che la pomposità ed il barocchismo di cui vengono accusati sia infondato, sicuramente niente a che vedere con i Queen, che da parte mia malsopporto.

      • Giancarlo Turra

        In merito ai Supertramp e a tutto l’easy rock dei ’70, dico che – per me, personalmente – ha poco senso ascoltare i Supertramp quando uno può godere del Genio assoluto degli Steely Dan: gente che, senza alcuna pomposità, ha coronato l’ambizione di un pop intelligente, stratificato, colto e multiforme. Ancora oggi, freschissimo.

      • Francesco

        Ecco un nome che avevo dimenticato, i QUEEN, dio quanto mi stanno sulle palle. Non mis erve neppure sentirli, mi basta una posa una di freddy mercury per correre in bagno. E non mi dite “ma i primi due dischi..”. No per questa gente, come diceva il filosofo marco ferradini “nessuna pietà!”

      • Io “A Night At The Opera” trovo che sia un grande album. E non sto scherzando.

    • stefano piredda

      E Meat Loaf? Come hai fatto a dimenticare Meat Loaf?

  7. Fa niente per i Supertramp, dai, ognuno ha i suoi perché. Io ho scoperto da poco i Tame Impala e riguardo a cosa sia meglio, tra “Innerspeaker” e “Lonerism” neanche mi pongo il dubbio. Li gusto, li gusto, li gusto.
    🙂

  8. giuliano

    Che fosse meglio Innerspeaker, ecco, di questo non ho il minimo dubbio. L’attacco di quell’album, “it’s not meant to be”, è una delle cose più memorabili che abbia ascoltato negli ultimi, diciamo, dieci anni. Qui provano a cambiare marcia: giusto, bravi. Il risultato per me è buono, molto buono, ma non eccezionale come era stato per il predecessore. Qualcuno ha parlato di Innerspeaker via Lennon e di Lonerism via McCartney, circa 1968… Una forzatura immaginifica di quelle che piacciono alla critica inglese magari, ma è un fatto che io preferisco Lennon.
    Secondo me quest’anno nel campo di pop che sa di psichedelico con piglio indipendente, il meglio l’ha fatto ty segall con i white fence: “hair” è un dischetto strepitoso, magari meno avventuroso dei TI, ma incredibilmente godibile.

    Per quanto riguarda la scrittura del VM, perché barocca? Diciamo che mi fa pensare espressionismo intricato di Gadda, denso di citazioni e materiali linguistici plurimi :)…

    Una richiesta, eddy: perché in calce alle recensioni non metti un voto numerico?

    (Colgo l’occasione per salutarti/vi dopo qualche mese di assenza: periodaccio… che pare finito, fortunatamente.
    Ah, e grazie per avermi fatto risparmiare tempo e soldi saltando a pié pari l’ultimo dei Band of Horses. Il tempo è poco e i soldi pure).

    • @ Turra: ce li abbiamo gli Steely Dan, e stanno certamente diverse spanne sopra i Supertramp. Ma e’ questo che vorrei capire, perché tutto l’easy rock anni ’70 e’ diventato cool, tranne i Supertramp?

      • Giancarlo Turra

        E’ una bella domanda, ma sono la persona meno indicata a una risposta sensata. Nel senso che – nella mia visione delle cose – gli unici Grandi di quel filone restano gli Steely Dan. Con i Fleetwood, gli America, i Supertramp e la ELO (e sì che con loro gli adorati Apples in Stereo ed Elf Power avrebbero dovuto aiutarmi…) c’ho provato. Niente da fare. Riesco ad ascoltare con un certo gusto “Band on the Run” degli Wings e stop. Ma con la prima ELO, giuro che ci riprovo. E lasciamo fuori il fantastico Todd Rundgren da tutto ciò 😀

    • No, il voto no, ti prego. Già mi costringono a metterlo sui giornali. Almeno qui, dove decido io, dei voti in qualunque forma voglio fare a meno. Anche se – della serie: ma come si fa a dare 7.2 a Pinco quando a Palla non avevi dato che 6.9? – incrementerebbero ulteriormente i commenti. Grazie comunque per avermi dato del Gadda. 😉

  9. Francesco

    Gadda chi? quello di In-A-Gadda-da-vida?

  10. giuliano

    ah, se gadda fosse stato appassionato di rock…
    “La cognizione del dolore in Mark Eitzel”
    “Quer pasticciaccio brutto del nuovo disco di Neil Young”
    “Accoppiamenti giudiziosi nelle liriche degli Stones”

  11. stefano piredda

    Cilìa scrive benissimo. Ce ne fosse, tra i kritici rock, di gente che scrive come lui…

  12. Nicholas

    @Giancarlo Turra
    Hai citato Todd Rundgren, mi permetto di cogliere il pretesto per chiedere qualche delucidazione o suggerimento discografico. Su internet ho sempre trovato recensioni sempre e solo sul pluridecorato Something/anything, ma quasi nulla su tutto il resto. Ancor meno su Nazz e Utopia.

    • Giancarlo Turra

      Direi che dei Nazz almeno il primo omonimo e il secondo – fatasiosamente intitolato “Nazz Nazz” – si devono avere, in un quadro di pop muscolare tardo sixties. Gli Utopia non li ho mai digeriti più di tanto, preferendo investire moneta su qualche altro disco del Todd solistico. Mi piacciono pure “Todd” e soprattutto “A wizard, A True Star”; curioso esempio di devoto camaleontismo meta-pop è “Faithful”, dove – coerentemente al titolo – rifà scrupolosamente classici di Beatles, Beach Boys, Hendrix…
      Attendo curioso l’opinione del VMO, però 😀

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