I R.E.M., sulla strada verso l’uscita

Per i R.E.M. ho un amore infinito. Una predilezione speciale anche perché ci affacciammo alla ribalta più o meno insieme (loro appena prima) e insomma mi offrirono il privilegio (con i Clash ero sfortunatamente arrivato troppo tardi) di raccontare un gruppo “della vita” in diretta. Nel mentre lo diventava, un gruppo “della vita”. Ho scritto molto di loro. Nel 1992 curai e tradussi una raccolta di interviste per Arcana. Nel 1997 scrissi un libricino per Giunti. E nel 2001, sul numero 2 di “Extra”, firmai uno dei miei articoli più lunghi di sempre, quasi settantamila battute. Era appena uscito l’ottimo “Reveal”. Sempre per “Extra” recensii poi gli assai meno soddisfacenti “Around The Sun” e “Accelerate”. Del congedo “Collapse Into Now” non ebbi invece modo di occuparmi. Se devo essere sincero, ne ho un ricordo vago. Devo averlo ascoltato al massimo tre o quattro volte e poi mai più. Sono contento che si siano sciolti. Spero che non tornino mai su una decisione saggia. Sciuperebbero un romanzo pressoché (miracolosamente) perfetto.

Around The Sun (Warner Bros, 2004)

C’è chi va in crisi al settimo anno o al passaggio da un’indipendente a una multinazionale, chi ci rimette la buccia sul fatidico scoglio del “difficile secondo album”, chi un disco bello sul serio, per non dire un capolavoro, non l’ha mai fatto. La stragrande maggioranza, questi ultimi, di coloro che pubblicano musica. E poi ci sono i R.E.M.: un complesso – proprio adesso, nell’ora più buia e anzi nella prima buia davvero (e son pur sempre chiaroscuri), si può e si deve dirlo – unico nella storia del rock. Perché trovatene un altro che sia durato così a lungo, venti abbondanti anni e dodici album prima di questo, senza un calo di tensione, senza andare in pezzi nemmeno nel momento in cui i pezzi ha cominciato a perderli non per modo di dire, con l’abbandono di Bill Berry. Allora, hanno scritto in molti, il non-più-quartetto di Athens avrebbe dovuto fermarsi, lasciandosi dietro una discografia immacolata e per congedo uno zenit chiamato “New Adventures In Hi-Fi”. L’ultima prova di vera grandezza? E sia. Ma rinunci alle arditezze di “Up!” e al classicismo di “Reveal” chi nella musica all’incrocio fra il vecchio e il nuovo secolo ha trovato una simile abbondanza di canzoni pop memorabili e oneste da non sapere che farsene di quelle dei Georgiani, di Daysleeper come di At My Most Beautiful, di All The Way To Reno piuttosto che I’ve Been High o Imitation Of Life. Ci faccia sapere in che pianeta vive e lo raggiungeremo subito.

Restando nel nostro, scopriamo dei R.E.M. in un certo qual senso inediti: prevedibili, cioè. Per la prima volta un gruppo sempre riconoscibilissimo, ma in qualche miracoloso modo sempre diverso (si torni sul suo percorso e si noterà come ogni disco sia stato concepito in opposizione al predecessore, non come una replica), si arrende allo stereotipo, non cerca più di rifinire un canone che era sembrato nascere già perfettamente formato. “Around The Sun” riprende a tratti i suoni di “Up!” senza accompagnare loro l’efficacia melodica di “Reveal”, aspira a essere un altro “Automatic For The People” senza mai eguagliarne il pathos. Fra un paio di brani moderatamente brillanti – l’incantata Leaving New York, una traccia omonima di liturgico afflato – sistema undici canzoni assolutamente “già sentite”. Non serve una Make It All Okay da chi ci ha regalato Everybody Hurts, non si sa che farsene di una Boy In The Well avendo già Drive. È come se stavolta si guardasse al mondo di Stipe, Buck e Mills da dietro un vetro opaco che rende tutto indistinto, come le figure che campeggiano in copertina.

Pubblicato per la prima volta su “Extra”, n.16, inverno 2005.

Accelerate (Warner Bros, 2008)

Colpa – merito? – dei Rolling Stones. Perché un conto è essere un solista e avere una carriera ventennale o su di lì: mica devi preoccuparti di far durare in armonia (non ci si tiri i piatti, almeno) un matrimonio allargato del quale oltretutto i contraenti possono cambiare. Non ti tocca tenere d’occhio il chitarrista, con la paranoia che le scappatelle diventino tradimento. Non corri il rischio di scoprirti precario perché il bassista o il batterista hanno optato per una pensione – secondo te – anticipata. E quel che più conta non devi logorarti discutendo su ogni canzone/album/tour. Però Jagger e soci hanno dimostrato che, dai, si può fare, conservando la dignità e piazzando occasionalmente la zampata del vecchio leone. Ma… ringraziarli? Forse sarebbe troppo.

Non saprei dire a che punto della loro parabola si possano collocare i Georgiani, se con “Accelerate” siano arrivati a “Tattoo You” (non un brutto approdo) o si trovino oltre e magari parecchio. Era però un tratto critico da percorrere l’ultimo, il più critico a oggi essendo stato in tutta evidenza “Around The Sun” un inedito inciampo, schizzo deturpante sulla tela altrimenti immacolata di una discografia incredibilmente – per un gruppo che si apprestava allora a celebrare il primo quarto di secolo e vede adesso all’orizzonte il trentennale – perfetta. Del che Stipe, Buck e Mills devono essersi ben resi conto. Ergo i quattro anni trascorsi, il più lungo degli intervalli fra un lavoro in studio e un altro, e non induceva a pronostici favorevoli il “Live” onesto e modesto uscito nel frattempo. Ergo una certa aria di sfida, trasmessa già dalla concisione del programma – undici brani, trentacinque minuti, come si usava in quell’era del vinile cui i Nostri appartengono ancora – e soprattutto da un indice dei decibel in clamoroso rialzo. Era da tanto che i R.E.M. promettevano un disco di rock duro e puro, insomma il seguito posticipato sine die di “Monster”, e finalmente l’hanno fatto. Finalmente? Se “Accelerate” ha un problema non è una scrittura in più di un frangente (Supernatural Superserious, Hollow Man, Until The Day Is Done) brillante ma la muscolare uniformità degli arrangiamenti. Come se si stesse ancora a fare i conti con It’s The End Of The World. È un ritorno in quota. Che ciò ne giustifichi l’esistenza è dibattibile.

Pubblicato per la prima volta su “Extra”, n.31, estate 2009.

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1 Commento

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Una risposta a “I R.E.M., sulla strada verso l’uscita

  1. Antonio

    Accelerate a me piacque molto.

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