I migliori album del 2018 (1): Ty Segall – Freedom’s Goblin (Drag City)

Trentun anni compiuti lo scorso 8 giugno, una somiglianza sempre più spiccata al Billy Corgan ancora biondo, ricciuto e lungocrinito che, diversamente dal nostro eroe, vendeva dischi a milioni (il sospetto è che i due abbiano in comune anche parecchi titoli nelle rispettive collezioni di vinili e CD), nel 2018 Ty Segall ha dato alle stampe, dopo questo che usciva il 26 gennaio e consta di diciannove brani per una durata complessiva di pochi secondi inferiore all’ora e un quarto, altri tre lavori da solista. Esatto. Tre. Se siete dei cultori, e vi siete dunque portati a casa tanto “Joy”, altra ma più succinta rivisitazione di anni ’60 e ’70 assortiti in collaborazione con gli White Fence, che “Fudge Sandwich”, raccolta di cover con dentro di tutto un po’ (dai War agli Sparks, dai Funkadelic ai Grateful Dead, passando per i Gong e gli Amon Düül II e dai Dils a Neil Young), vi starete ora chiedendo che vi siete persi. Vi manca “Orange Rainbow”, un’audiocassetta con dentro tredici tracce di cui sono state distribuite, al pubblico che assisteva a una performance in una galleria d’arte, 55 copie. Uno dei fortunati ha da allora pensato bene di rivendersi la sua su Discogs, a € 175,99. Fatevene una ragione, oppure aspettate che qualcun altro decida di incassare. Tanto potete sempre ingannare il tempo con gli altri due album ancora pubblicati dal nostro eroe nell’arco degli ultimi dodici mesi, no? “Pre Strike Sweep” con i post-punk GØGGS e “The C.I.A.” con l’omonimo trio con la moglie Denee ed Emmett Kelly dei Cairo Gang. Io non li ho ascoltati e non credo nemmeno che li ascolterò. Il mondo non ha bisogno di sei album di Ty Segall all’anno e Ty Segall non dovrebbe farne uscire sei in un anno. Di uno soltanto ogni due anni invece, ma che sia come questo, ne avremmo necessità eccome. Lo brameremmo, allora. E Segall verrebbe riconosciuto per il talento limpido che è – o che sarebbe, non fosse tanto iperproduttivo e dispersivo. Capace che, paradossalmente, venderebbe molti più dischi. Per certo a molte più persone.

“Freedom’s Goblin” è il suo singolo (anche se in vinile è doppio, vista la durata) lavoro da avere. Quello al cui confronto pure i migliori fra i troppi altri paiono minori e roba cui si può rinunciare. A questo proprio no. È come se fosse un “Greatest Hits” dell’autore, a parte che è composto da brani inediti, eccetto uno che rielabora un pezzo già noto. Ed è un po’ il suo “London Calling”, in quanto enciclopedia del rock – principalmente anni ’60 – che più ama. Vi si rinviene dal weird folk all’hardcore, dalla psichedelia più sognante all’heavy metal, ballate alla Beatles e altre cantautorali, schizoidi escursioni no wave e jam alla Crazy Horse, del power pop, persino della disco (squisitamente perversa). Grande è la confusione sotto il cielo? No. Una volta tanto, tutto si tiene. Magnificamente.

8 commenti

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8 risposte a “I migliori album del 2018 (1): Ty Segall – Freedom’s Goblin (Drag City)

  1. Feliciano Casanova de Marco

    Grazie Eddy, diversi titoli della tua playlist mi erano sfuggiti. All’anno prossimo.

  2. Mauro

    Grazie mille, Eddy. Come ogni anno (e sono tanti, ti seguo dai tuoi esordi sul Mucchio Selvaggio ed ormai, anche se non ho mai avuto il piacere di incontrarti, ti considero una persona che fa parte della mia vita) mi hai fatto recuperare un tot di titoli che mi erano sfuggiti e regalato il piacere di una lettura piacevole, competente ed emozionante. Spero che anche quest’anno, come facesti l’anno scorso con “Il meglio del resto”, tu abbia intenzione di regalarci altri quindici titoli aggiuntivi.
    P.S. Quello “speriamo” in risposta a Feliciano Casanova de Marco non mi è piaciuto per niente.

    Un’abbraccio.

    • Era ironico e scaramantico. Negli ultimi anni ho imparato che non possiamo avere idea di cosa ci riserverà (nel bene e nel male, eh?) la vita. A parte che prima o poi finisce e quella è l’unica certezza.

  3. Stefano

    speravo di trovarci “your queen is a reptile” dei SONS OF KEMET ma fa niente.
    è sempre un piacere leggerti Eddy
    bellissimi miss Marianne e Ry Cooder

  4. Vero. Che ne pensa il VMO dei Sons Of Kemet?

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