Brian Jonestown Massacre – Aufheben (‘a’)

Come tanti, mi innamorai di questo gruppo di San Francisco che vanta una delle più brillanti ragioni sociali di sempre guardando il documentario del 2004 DIG!, a sua volta uno dei film più brillanti che mai si siano visti con al centro una rock band o per meglio dire due, essendo la seconda i mediocri Dandy Warhols. Come tanti, non potei che restare insieme affascinato e turbato dalla caduta in drogati inferi del líder máximo dei Californiani, Anton Newcombe, che la pellicola spietatamente testimonia: viaggio verso un cuore di tenebra che lascia scossi e insieme adirati, per l’insensato spreco di un talento immane, e di rado l’orrore e lo squallore della dipendenza da eroina hanno avuto una rappresentazione più disturbante. Tant’è… In un qualche miracoloso modo Newcombe è arrivato a vedere il 2012 (alzi la mano chi ci avrebbe scommesso un euro), ancora fa dischi e più sovente che no sono gran bei dischi. Chissà (non ho notizie di prima mano al riguardo) che non abbia persino messo un po’ la testa a posto, almeno almeno cambiando abitudini ricreative. Singolarmente atteso – due anni e due mesi: per gli standard del Nostro e dei suoi sempre variabili accoliti un’eternità – “Aufheben” è sfacciatamente e per l’ennesima volta music to take drugs to, per concepire la quale pare ovvio che di droghe se ne siano assunte, e tuttavia e vivaddio si direbbe che trattavasi di sostanze atte a espandere la mente. Mica di merda che sniffi o ti inietti.

Copertina assai brutta e per niente rappresentativa di quanto in essa alloggia, titolo in tedesco (le registrazioni sono state effettuate a Berlino) che tira in ballo Hegel, l’album realizza per certo uno dei sogni di fan di Newcombe, esegeta terminale e spesso epigono smaccato di Spacemen 3 e Spiritualized, assoldando in questa edizione dei Brian Jonestown Massacre Will Carruthers, che fu bassista tanto di questi che di quelli. Che ne risuonino echi negli undici brani per totali 51’10” che costituiscono l’opera appartiene per la sigla di San Francisco all’ordinaria amministrazione. Singolare è semmai che ce ne siano forse un po’ meno del solito, essendo altri i nomi “moderni” che vien da citare in prima battuta: i Primal Scream di “Screamadelica” per Waking Up To Hand Grenades, ma soprattutto gli Stereolab, particolarmente per un’iniziale Panic In Babylon che li mischia stupendamente ai Kaleidoscope (quelli americani) e subito dopo per Viholliseni Maalla. Lavoro parecchio orientaleggiante e ultrapsichedelico in una terra di mezzo fra il revival e il postmoderno, “Aufheben” trova i suoi apici epidermici quando cede senza porsi remore alla citazione: I Wanna To Hold Your Other Hand è una Tomorrow Never Knows in sedicesimo, Stairway To The Best Party una As Tears Go By catapultata sul palcoscenico di “Their Satanic Majesties Request”. Per cultori. Io lo sono.

“Aufheben” verrà pubblicato il 30 aprile in Europa, il 1° maggio negli Stati Uniti.

10 commenti

Archiviato in anteprime, recensioni

10 risposte a “Brian Jonestown Massacre – Aufheben (‘a’)

  1. posilliposonica

    Quanto e’ bello quel documentario !
    p.s. i Dandy Wharols qualche bella canzone la hanno incisa.

  2. posilliposonica

    Hai ragione. L’ arte d’ incidere “grandi album” e’ molto piu’ rara di
    quello che vorrebero fare credere certi pennivendoli o certi fan
    (spesso in buona fede) troppo esaltati.

  3. Anonimo

    La copertina rappresenta il messaggio della sonda Voyager 1 ed è probabilmente l’immagine più importante che esista.

  4. Anonimo

    E comunque il tuo darti del “cultore” con questo modo di scrivere supponente, facendo paragoni discutibili tra le canzoni del disco e altri celebri pezzi (stairway to the best party in the universe cosa ci azzeccherebbe con as tears goes by!?) mi fanno pensare che tu non abbia ascoltato bene il disco. Questa tua critica al suo uso di droghe è piuttosto superficiale. Lo stesso Newcombe ha detto che il film Dig è più una raccolta di incidenti che un ritratto della band. Ti prego di documentarti prima di scrivere una recensione, ma che lo dico a fare…siamo nell’era di internet dove ognuno si crede sto cazzo e scrive quello che vuole.

    • Almeno sul fatto che ognuno si crede sto cazzo e scrive quello che vuole (spesso nascondendosi dietro un comodo anonimato) devo proprio darti ragione.

      • Anonimo

        ahahahah troppo!! soprattutto quando ci sentiamo molto meno anonimi usando un nickname!! comunque sai quei momenti in cui hai voglia di scrivere stronzate in giro per i blog tanto per vedere se qualcuno risponde!!??? ECCOLO!!!!! :D…….comunque thirteen tales from the urban bohemia è un album dei dandy warhols capace di farsi ricordare, cosi come come down. sarei felice di ascoltare qualcosa di tuo!!

      • Caro il mio anonimo romano: fatti un giro su questo blog e nello specifico sul “Chi sono”. E poi vai. Magari a scrivere qualcosa di tuo. Che so? Una dozzina di libri, parecchie migliaia di recensioni e di articoli, cose così. E poi ritorna pure. Ci risentiamo fra trent’anni.

  5. Andrea

    Ciao! Sono un ragazzo di 19 anni. Sono finito qui incuriosito dalla recensione di un album (purtroppo) cosi poco conosciuto e da questo simpatico scambio d’opinioni. Non mi permetterei mai di mancare di rispetto ad una persona che ha lavorato tanto con la musica, al contrario di questo anonimo, ma devo ammettere che pur considerandola una bella recensione ci sono delle cose che non condivido. In primis, questo attacco ai Dandy Warhols, che sono il gruppo che da sempre ha lavorato e collaborato con i BJM, stimati dallo stesso Newcombe e degni di nota soprattutto per i primi dischi, che non sono affatto male. Effettivamente i Dandys hanno poi seguito un percorso diverso, più commerciale e discutibile, distaccandosi dal neopsych, ma non per questo, nel complesso, da screditare. Altro punto, il documentario DIG! Lo stesso Newcombe si è lamentato di questo documentario, che mostra solo il lato più oscuro del gruppo (un pò come il film The Doors di Oliver Stone, che nella sua genialità, manca di una certa coerenza con la realtà dei fatti). Non capisco poi bene perchè in ogni recensione si tende sempre a paragonare la musica di un gruppo a quella di altri, cercando di cogliere spunti e somiglianze che forse sono relative…in ogni caso complimenti per la recensione 🙂

    • Ciao Andrea. Scusa se ti rispondo in ritardo, di solito impiego un po’ di meno ma sono giorni incasinati. Sui Dandy Warhols che posso dirti? Hanno anche delle canzoni che mi piacciono, ma mi sono sempre sembrati un mezzo bluff. E capisco che Newcombe possa essersi lamentato del documentario, visto che – al di là del rispetto dovuto a un artista di indiscutibile valore – non è che ne emerga un bel ritratto.
      Riguardo al “non capisco poi bene perché in ogni recensione si tende sempre a paragonare la musica di un gruppo a quella di altri, cercando di cogliere spunti e somiglianze che forse sono relative”, hai colto uno dei punti intorno ai quali da sempre girano i discorsi sulla musica e sulla difficoltà che si ha a raccontarla. Citi X parlando di Y perché chi ti legge – e che tu supponi che X lo conosca – possa farsi un’idea almeno approssimativa di come suona Y. E no, non mi dire che potrebbe andare su YouTube, YouTube esiste da ieri, nemmeno da ieri l’altro. 🙂
      Spero che tu legga questa mia, perché vorrebbe dire che sei tornato da queste parti e, per quanto piacere possa farmi l’essere seguito da tanti vecchi lettori che già mi leggevano (e auspicabilmente ancora mi leggono) sulla carta stampata, che faccia capolino ogni tanto qualcuno non più anziano degli Strypes è ancora più appagante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.