Scherza coi santi (insoddisfatti e mai rimborsati)

Un settebrutto di dischi da regalare a chi volete male tratto, come il “Pictures At An Exhibition” riesumato ieri, dal numero di “Extra” in cui ci si divertì a compilare una lista di “100 album da evitare”.

The Clash - Cut The Crap

The Clash – Cut The Crap (CBS, 1985)

Titolo di tre parole di cui due superflue, “Cut The Crap” chiude la storia dei Clash se siete disposti a concedere che sia in effetti un disco dei Clash e non un delirio di confusione della buonanima di Strummer e uno di onnipotenza del manager Bernie Rhodes. Se a questo gruppo però avete voluto bene davvero, per voi il suo ultimo album è “Combat Rock”. Licenziato un Mick Jones colpevole a loro dire di avere tradito lo spirito originale della band, Strummer e Simonon pensano bene che recuperare tale spirito voglia dire rimettersi a scrivere canzoni come se fosse ancora il 1977. Solo che le scrivono con la sinistra e destinano le uniche due decenti (Do It Now e Sex Mad Roar) al retro della tragica This Is England. Grande imbarazzo fra i critici che hanno volonterosamente cercato di salvarlo quando, con il disco da poche settimane nei negozi, Strummer lo rinnega e lo dichiara essere, appunto, “merda”.

Creedence Clearwater Revival - Mardi Gras

Creedence Clearwater Revival – Mardi Gras (Fantasy, 1972)

Brutta cosa la democrazia quando si parla di rock, arte cui spesso è maggiormente funzionale una dittatura illuminata. Prendete il caso dei Creedence Clearwater Revival: li capeggia un genio quale John Fogerty capace di sintetizzare in tre minuti ciò che in musica va sotto il nome di “Americana”, country e blues, cajun, rock’n’roll primigenio e mitologie varie. Incredibile oltretutto la sua prolificità fra il 1968 e il 1970, triennio scarso in cui i Creedence danno alle stampe cinque album uno più bello dell’altro, zeppi di classici alla cui scuola si formerà un certo Bruce Springsteen. Vendutissimi, con più scorno che gioia da parte dei comprimari, il fratello Tom, Stuart Cook e Doug Clifford. Tom se ne va, Stuart e Doug pretendono di contribuire compositivamente. Ne risulta un album deprimente in cui dei CCR c’è il suono ma non le canzoni.

Eminem - The Marshall Mathers LP

Eminem – The Marshall Mathers LP (Interscope, 2000)

Non per la musica, che è funky coi fiocchi con propensione a un pop quantomai incisivo. Non per il modo di porgere le rime, che è a dir poco magistrale e insomma Eminem non è un bluff, un Vanilla Ice qualunque. È per gli imperdonabili testi, che invece gli vengono allegramente perdonati e che glorificano violenza, misoginia e omofobia, che Eminem sta qui. Dalla canzone che intitola quest’album: “I New Kids On The Block hanno succhiato un sacco di cazzi/I gruppi di froci mi fanno schifo/e non vedo l’ora di beccare tutte voi checche in pubblico”. Da Kim, un romantico brano dedicato alla moglie: “Non lo capisci, troia, che nessuno ti può sentire?/Adesso chiudi quella cazzo di bocca e prenditi quello che meriti/…/Sanguina, troia, sanguina!”. Se fosse un bastardo negro di merda lo crocifiggerebbero. Invece è un ariano e la fa franca.

The Police - Zenyatta Mondatta

The Police – Zenyatta Mondatta (A&M, 1980)

Non c’è due senza tre, giusto? Due titoli insensati e fessacchiotti a battezzare due album solidi e irrestistibili come “Outlandos D’Amour” e “Reggatta De Blanc” ed ecco: declinando il più incisivo reggae bianco di sempre sul lato pop dei Clash, i Police diventano le prime vere superstar espresse dalla new wave. Vale la pena di insistere e allora tirano fuori un titolo che più cretino non si può e anzi sì, visto che il singolo che lo accompagna nei negozi si chiama De Do Do Do, De Da Da Da. Che disdetta che dimentichino di metterci dentro qualche canzone come si deve. Di decente da qui, se si è di bocca assai buona, si può cavare una Driven To Tears che era peraltro stata scartata dai dischi prima e il funkettino Voices Inside My Head. A esagerare, Don’t Stand So Close To Me, orecchiabile ma un’ombra appena di una Roxanne, una Message In A Bottle, una Bring On The Night, una Walking On The Moon. Polveri bagnate, troppo poco reggae, troppa voglia di monetizzare in fretta la fama appena conquistata. “Ghost In The Machine” e “Synchronicity” rimetteranno a posto le cose, prima che Sting cominci a sfornare in proprio lavori che in qualche caso faranno rimpiangere “Zenyatta Mondatta”, che quantomeno non è pretenzioso.

Prince - Batman

Prince – Batman (Warner Bros, 1989)

Sul film, niente da ridire: è il migliore della serie ed è forte di una delle più gigione interpretazioni di sempre di Jack Nicholson, nei panni di un Joker cattivissimo. Nel disco Nicholson introduce il veloce funk Partyman invitando ad allargare la mente. Per quanto ci si sforzi e ci si droghi, questa colonna sonora resta però uno degli articoli più deboli nel folto catalogo dell’artista di Minneapolis. Netta l’impressione che il materiale sia stato tirato via, scritto con il pilota automatico inserito e senza andare (si ascolti il dozzinale hard di Electric Chair) troppo per il sottile. Massimo l’imbarazzo mentre scorre Scandalous, sovrarrangiata ballata che Prince ha composto insieme al padre e in cui a un certo punto mugola, libidinoso, “Voglio avvolgere le gambe attorno a te, ragazza”. Esattamente il tipo di canzone che ciascuno di noi sogna di scrivere a quattro mani con papà. O no?

U2 – All That You Can’t Leave Behind

U2 – All That You Can’t Leave Behind (Island, 2000)

Non ce l’abbiamo fatta: qualcuno avrebbe voluto che a volare dalla torre nella pattumiera fosse “Rattle & Hum”, il doppio in cui i quattro dublinesi cercarono fra le altre cose di spiegare agli Americani cosa fosse il blues, usando all’uopo come zerbino B.B. King. Ma è quello un disco intoccabile per i fans e la prospettiva di venire puniti con qualcosa di peggio di qualche decina di mail velenose ci ha scoraggiato. C’era chi suggeriva allora “Pop” ma altri si ribellavano, facendo notare che è pur sempre l’album che contiene Discothèque, indiscutibilmente una delle migliori canzoni dei Pet Shop Boys. Ci si è accordati allora per quello che a oggi è l’ultimo lavoro degli U2. Né carne né pesce, né l’elettronica del giorno prima né l’epico roots-rock del periodo “americano”. La via di mezzo di un gruppo che sembra avere perso la bussola.

Van Halen - OU812

Van Halen – OU812 (Warner Bros, 1986)

Ingaggiata la cariatide Sammy Hagar (uno al cui confronto George W. Bush fa la figura del genuino democratico votato a oltranza al pacifismo) in luogo dell’altrettanto coatto ma per certo più simpatico David Lee Roth, i Van Halen procedono imperterriti sulla strada dell’hard becerotto frammisto a pop intrapresa dopo l’omonimo e formidabile esordio del ’78, autentica rivoluzione – quello – in materia di rock pesante. È un po’ come se i Led Zeppelin avessero a un dato momento deciso di fare fuori Robert Plant e proseguire, ma il pubblico gradisce a tal punto che “OU812” scala le classifiche statunitensi fino alla vetta. Oggi averne una copia in casa fa fico quanto possedere l’opera omnia degli Asia o il “Sgt. Pepper’s” con i Bee Gees e Frampton.

Pubblicati per la prima volta su “Extra”, n.9, primavera 2003.

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13 commenti

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13 risposte a “Scherza coi santi (insoddisfatti e mai rimborsati)

  1. Nulla da dire, roba veramente schifosa !

  2. Tutto vero. Anche se un paio di LP degli Asia (il primo omonimo e “Alpha”) valgono la pena (mirate bene), David Lee Roth è il più grande frontman del rock degli ultimi trentacinque anni e la tirata su Eminem omofobo mi pare un inequivocabile segnale anagrafico.
    Inciso: il titolo di “OU812″ è una risposta all'”Heat’em And Smile” di Roth solista.

    • Pardon, “Eat’em And Smile”

    • alfonso

      più che altro non capisco perché invece l’appena meno verbalmente violento slum shady lp sia finito tra i 1000 del libro giunti, anche se forse per risonanza e impatto un disco può essere fondamentale pur essendo da evitare. La lista pubblicata su Extra fu comunque uno spasso, ancora mi ricordo a memoria certe recensioni geniali. Oh ma ci pensate, una rivista dove scrivevano contemporaneamente Cilia Guglielmi Bordone Testani Vignola e poi Turra e a un certo punto Bertoncelli…

      • Massimo

        Già, un concentrato di competenze davvero incredibile, una congiunzione astrale che temo sia irripetibile, una pietra miliare dell’Informazione. Mò basta con i complimenti però…

  3. Massimo

    Conservo quel numero di Extra come una reliquia per le matte risate che mi ha regalato, che neanche Totò e Peppino. Confesso di avere preso un paio di inculate che ancora bruciano: “Trans” di Neil Young e “Another Ticket” di E.Clapton. Allora ero giovane e ingenuo ma quei due acquisti rischiarono seriamente di compromettere la mia sanità mentale e musicale, oltre a farmi rimpiangere le lire spese. Ne approfitto per consigliare caldamente al V.M. di dedicare mensilmente un post a una bella stroncatura, anche di uscite recenti, come solo tu sai fare. Penso che il materiale non ti manchi…

  4. StefanoS

    Io invece rilancio. Non si potrebbe avere una lista (anche ristretta ma brevemente commentata dal VMO) di nefandezze italiche, che so, qualche disco di Vasco Rossi bollito, Zucchero, ecc.ecc.

  5. dada

    Anche io custodisco tutti i numeri di extra e devo dire che la lista degli album da evitare è la più divertente nonchè liberatorio. Ora mi chiedo: perchè le riviste musicali non ospitano uno spazio periodico simile ?

  6. per me zenyatta mondatta, a parte il titolo è l’ultimo disco decente dei police

  7. stefano campodonico

    Ecco, invece per me Zenyatta fu una cagata clamorosa, tanto da farmi disinnamorare per sempre di Sting e compagni che pochi mesi prima adoravo al pari dei Clash!
    A proposito Eddy, a me Cut the Crap non ha mai fatto così schifo, certo nemmeno io lo considero come l’ultimo loro lp, ma se non ricordo male le stellette di voi redattori sul mucchio di allora non erano affatto scarse, così come la recensione di Guglielmi non fu negativa, o sbaglio?

    • Paolo

      è vero, se ci fosse una classifica dei fan dei clash probabilmente risulterei tra i primi 10. questo per dire che la mia oggettività quando si parla di strummer e soci latita. detto questo, in cut the crap ci sono delle gemme nascoste (bene peraltro): we are the clash (per quanto possa suonare falsa), this is england e soprattutto la ballata maestosa north % south. sono tre splendide canzoni che neanche la produzione ha riuscito a rovinare.
      Qualcuno, dopo averle ascoltate, può dire che sbaglio?
      no ovviamente
      Paolo

  8. Stefano di Nanto

    Se hai in casa qualche migliaio di titoli un po’ di nefandezze si trovano. E vorrei sottolineare il fatto che essendo noi tutti dei ‘cuori di panna’ ci teniamo la nefandezza in mezzo alle pepite d’oro anche quando la ragione direbbe “vedi se con ‘sto tondo ci si diverte almeno il cane” (la mia Gilla schiferebbe anche lei). Per la cronaca: U2 e Eminem in copia, Police in originale perché almeno dei Police puoi fare il completone (ettecredo, 5 cd 5…) e Prince perché era ancora nel periodo nel quale il fan poteva credere di potersi comprare tutto (poi ad un certo punto non ce l’ha più fatta nessuno, oppure sì ma provo tenerezza per lui/loro). Gli Extra della Golden Age citata qui sopra sono tutti rilegati a libroni di 3 numeri alla volta. Se avessi un rifugio atomico sarebbero la prima cosa ad entrarvi.

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