Gli Oneida sono la prova dell’esistenza di Satana

In vita mia ho scritto molte migliaia di recensioni. Se mi chiedessero di scegliere la più brillante sarei indeciso fra questa e quella, che qualche lettore forse ricorderà, del box natalizio di Sufjan Stevens. Per me memorabile anche per altre ragioni.

Oneida - Each One Teach One

L’essenziale è resistere, resistere, resistere. Non dubitare del corretto funzionamento del lettore che no, non si è incantato. Superare i primi tre minuti di Sheets Of Easter illudendosi che qualcosa cambierà. Superare i primi dieci senza cedere alla tentazione di estrarre il CD, farlo a pezzi, tagliarsi le vene con il più acuminato dei frammenti (scrivere orrende bestemmie sui muri usando come inchiostro il proprio sangue) e scagliare i restanti in strada. Superare i primi quattordici – e vivaddio sta finendo (il pezzo, non il CD) – senza sbavare, né rotolarsi per terra con le mani premute sulle orecchie, senza mandare mail di insulti a tutti i giornali che hanno parlato bene di quest’album (incensato ovunque e financo dal conservatore “Mojo”; qualcuno lo ha persino eletto disco del 2002), senza correre dal commesso che ve lo ha venduto e picchiarlo selvaggiamente urlando considerazioni infamanti sulla moralità della sua mamma. L’essenziale è calmarsi, tirare un bel respiro e prepararsi ad altri sedici minuti di macelleria sonica appena meno sanguinolenta che di nome fa Antibiotics: che sono i fratelli minorati mentali di Seeds e Suicide che fanno un frontale in autostrada perché i Butthole Surfers avevano detto loro che tanto è solo un gioco. Ecco. O forse l’essenziale sarebbe piuttosto far finta che il primo dei due CD che compongono “Each One Teach One” (l’album dura comunque meno di un’ora) manchi nella confezione, metterlo da parte per quando vi sentirete pronti e dedicarsi al secondo. Al confronto una roba pop, sempre che per voi siano pop i già nominati Suicide (quelli del primo LP) e i Butthole Surfers, i Pussy Galore, i Royal Trux più grezzi, i Sonic Youth più rumorosi, gli Scientists, i Velvet di Sister Ray e gli Stooges di We Will Fall.

In tal caso sarete pronti per il garage-punk ridotto ai minimi termini della title track, per la psichedelia all’acido solforico invece che lisergico di People Of The North, per l’ossessione rock’n’roll di Number Nine, per l’organetto carillonesco con voci sciamaniche (della serie: se i primi Savage Republic fossero stati i Residents) di Sneak Into The Woods, per il krautrock da mentecatti di Rugaru, per la resurrezione del Pop Group che si materializza prima in Black Chamber, quindi in No Label. Zombie che manco Romero… Gli Oneida sono di New York (giusto dalle sue fogne potevano sbucare) e hanno altri quattro album all’attivo prima di questo, nessuno così tosto. Kurt Vonnegut ha detto una volta che “la musica è la prova dell’esistenza di Dio”. Gli Oneida sono la prova dell’esistenza di Satana.

Pubblicato per la prima volta su “Extra”, n.9, primavera 2003.

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4 risposte a “Gli Oneida sono la prova dell’esistenza di Satana

  1. Sonica

    Mi hai fatto venir voglia di farmi male, proverò ad ascoltarli. Tranquillo, mi prenderò la colpa di qualsiasi eventuale conseguenza :))

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