Il decennale del ventennale del decennale di “Ziggy Stardust – The Motion Picture”

David Bowie - Ziggy Stardust - The Motion Picture

Quando nel 1983, a dieci anni dal concerto che documenta, “Ziggy Stardust – The Motion Picture” raggiunse i negozi e ne feci l’oggetto di una delle mie prime recensioni, mai avrei potuto immaginare che vent’anni più tardi mi sarei trovato a scrivere di una sua ristampa e in particolare di una versione in vinile. Per due ragioni. Una è che quando si hanno ventun’anni i quarantuno sembrano impossibilmente distanti. L’altra è che, sebbene il compact disc fosse stato appena commercializzato, già sembrava chiaro che si sarebbe imposto in fretta e avrebbe di conseguenza spazzato via il più tradizionale dei supporti fonografici. Non è accaduto e allora eccoci qua. Nel ventennale della prima pubblicazione e nel trentennale dello spettacolo al londinese Hammersmith Odeon che testimonia, e dopo lunga e inspiegabile assenza dai cataloghi, la EMI ha deciso di rimetterlo in circolazione facendo le cose in grande: DVD, doppio CD e doppio vinile, quest’ultimo in numerata e discretamente lussuosa (con tanto di poster) edizione per audiofili. Me ne ha fatto gentile omaggio (l’originale lo avevo comprato) e ammetto che mi dà un piacere ineffabile scrivere proprio di questa, non del DVD, né del CD, né meno che mai del SACD (che ancora non c’è ma prima o poi ci sarà). A costo di venire ostracizzato da buona parte dei collaboratori della rivista: mi è difficile avere fiducia in un formato che è stato presentato con le stesse mirabolanti promesse profferite quando venne introdotto il primo supporto digitale. A un certo punto – o ieri, o oggi – siamo stati presi in giro. Ma un po’ sto divagando (solo un po’) e sarà il caso di tornare a Ziggy. Ho rispolverato la copia d’epoca e ho iniziato i raffronti. Più elegante la prima grafica (le due copertine utilizzano sul davanti la stessa foto ma per il resto sono completamente diverse) e vale lo stesso per l’etichetta RCA, grigio sfondato su nero. Lascia poi perplessi, trattandosi di stampa presentata come pregiata, che lo Ziggy 2003 sia in vinile colorato – un coreografico rosso fiamma – che, si sa, si usura più in fretta di quello nero e oltretutto rende più difficile cercare il singolo brano. Notato che nessuna busta antistatica protegge i due vinili, a diretto contatto con un cartone che non promette di trattarli bene, cominciava a scapparmi la pazienza. La situazione è migliorata lievemente quando ho constatato il peso e la rigidità superiori della riedizione e nettamente via via che le otto facciate, a coppie di due, giravano sotto la gloriosa Shure V 15 Type IV. È evidente da subito: due decenni non sono passati invano. Il suono ha guadagnato in dettaglio, dinamica, profondità, immagine stereofonica. Alzi il volume e ti trovi proiettato davanti al palco quel lontano 3 luglio 1973, mentre a fare la stessa cosa con la stampa dell’83 quello che  ottieni è un piatto frastuono. Insomma: chi ha curato remissaggio e remastering sa il fatto suo.

Qualche altra differenza: una Changes cambiata di posto, spostata dall’inizio del quarto lato a metà del secondo. Si sentono poi frammenti del nastro che introduceva lo spettacolo (la “Nona” di Beethoven secondo Wendy Carlos), separava la prima parte dalla seconda (dal “Guglielmo Tell” di Rossini, interprete ancora Carlos) e accompagnava l’uscita degli spettatori (Pomp And Circumstance di Edward Elgar, scelta adeguata e ironica). Inezie. Lo è meno  il fatto che oggi il nome David Bowie non appaia nemmeno sulla costina e l’album sia attribuito a Ziggy Stardust And The Spiders From Mars, ossia al personaggio fittizio – un po’ Iggy Pop, un po’ di più Vince Taylor e un po’ tanto Marc Bolan – che Bowie assassinò quella fatidica sera, annunciando un attimo prima che partisse l’ultima canzone – significativamente: Rock’n’Roll Suicide – che “non solo questo è l’ultimo concerto del tour, ma è il nostro ultimo di sempre”. Equivocato per un attimo per un sorprendente ritiro dalle scene all’apice della fama, era invece un abbandono dell’alias che tale fama gli aveva regalato dopo lunga gavetta. Il preveggente Bowie sapeva che il glam non sarebbe durato e, non volendo sfiorire sotto i suoi lustrini, aveva fretta di cambiare. Il soul bianco e stilizzato di “Young Americans” già dietro l’angolo, la trilogia berlinese con Eno che avrebbe esercitato un’enorme influenza sulla new wave poco oltre. Strano tipo di camaleonte in grado di anticipare i cambiamenti invece che di seguirli. Gli anni ’70 furono suoi forse più che di chiunque altro.

Anche un film con l’abile regia di D.A. Pennebaker (da cui il DVD), l’ultimo concerto di Ziggy con i suoi fedeli Ragni da Marte (formazione di compattezza ed energia esemplari con in grande evidenza il chitarrista Mick Ronson) suggellò un’epoca con grazia camp finché si vuole ma in qualche maniera toccante, facendo deflagrare per l’ultima volta un suono fatto di chitarre acustiche arpeggiate ed elettriche ringhiose, ottoni e un piano fra vaudeville e rock’n’roll, da un lato emulazione di quello levigato e possente spectoriano, dall’altro anticipo di punk-rock. L’unica cornice capace di comprendere Brel e i Velvet.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.235, maggio 2003.

1 Commento

Archiviato in anniversari, archivi

Una risposta a “Il decennale del ventennale del decennale di “Ziggy Stardust – The Motion Picture”

  1. Gian Luigi Bona

    Un monumento per il momento oltre che per la musica.
    Vorrei consigliare a chi ama questo disco anche “Live At Santa Monica ’72”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...